mercoledì 24 gennaio 2018

In via Luigi Galvani.

L'ultima volta che ho preso la penna in mano correva l'anno del Signore millequattrocento, mese più, mese meno, più iva. L'ultima volta che ho preso una penna in mano era quella per scrivere, ed era quella che mi avevano regalato anni fa in Badoo, non in quanto detentore di servizi alla persona di valore importante, bensì perché ero un lavoratore dipendente e regolarmente stipendiato della megaditta, termine di reminiscenza fantozziana che ben esprimeva il lusso di una compagnia moderna e giovane, smart ante litteram - prima che torme di giovanottini neomaschi barbuti fondassero fallimentari startup in Italia, in ispecie a Milano - compagnia così prestigiosa da permettersi di avere le amache e la sala biliardo per i dipendenti.

A Londra, ma questo c'era.

La penna per scrivere era quella, il bersagliere ha cento penne ma l'alpin ne ha una sola, un po' più lunga un po' più nera, e i riferimenti alla lunghezza del pene si perdono, ma le canzonacce da alpino fan parte del patrimonio culturale di un Paese, come le canzoni da osteria e tante altre cose, come le olivine ascolane e il caffè.

Ma mentre rifletto sul patrimonio culturale espresso da pochi versi di canzonacce e volgarità, mentre ripenso alle filastrocche dialettali genovesi che spiegano come i giovani col borsello, se hanno il borsello, son bulicci, e come le ragazzine, dopo i tredici anni, non pensano più alle bambole ma al pisellino altrui, mentre penso a tutto questo penso che santodio, io la penna di Badoo la ho ancora.

L'ho tirata fuori giusto ieri per scriverci un po', degli appunti, delle note.

Ho segnato bene i riferimenti del mio contratto telefonico, della nuova linea installata in casa. La mia linea personale, la mia "prima bolletta", per capirci; non che non abbia mai pagato le bollette - ridendo e scherzando sono diversi anni che sono fuori casa in pressoché autonomia, ma finora mi son adeguato a pagare i contratti sottoscritti conto terzi, mentre ora pago la mia linea, intestata a me, con la fibra e vaffanculo, potrò sentire gli streaming hardbass in diretta dall'Ucraina e scaricare gazilioni di giga di vecchi dischi heavy metal, altresì irreperibili nei negozi (specie ora che il monarca, il più taccagno e pidocchioso negozio di dischi di Genova, ha chiuso), senza battere ciglio.

E insomma, voglio dire.

Mi rigiro la penna - quella di Badoo intendo - fra le dita, ne osservo la cromatura fine che mi impedisce di rosicchiarla, il destino obbligato che ogni penna, matita od altro accessorio per scrivere fa nelle mani di un maniaco pieno di compulsioni come me, e penso che alla fine, se posso dire, me lo sono anche meritato.

Per due anni consecutivi ho smaltito la gioia di avere due lavori contemporaneamente, per sopravvivere indipendentemente - la libertà ha un prezzo, come ci insegna Regina Coeli - e adesso che posso permettermi di averne uno solo, me ne libero volentieri di quest'esperienza. La consiglio, come diceva Costanzo, consigli per gli acquisti. Provatela anche voi, quest'ebrezza, il gusto di lavorare tanto e guadagnare poco, confidando nel futuro, provatela anche voi e capirete il perché ho tutte le compulsioni di cui sopra.

Non intendo lamentarmene, via, intendo solo evidenziare che è successo e che, come quando ti estrai un dente, fortunatamente è finita e non torna più.

Però, a seguito di suddetta vita - lavoro, piccola pausa, secondo lavoro, piccola, poca vita, riposo, ricominciare, posso dire di capire profondamente qualsiasi mozione lavorativa, sindacale od operaia di tutti i tempi, oltre che, naturalmente, di capire il senso di essere veramente morti al venerdì sera, altro che festa birrino selfie con bicchiere di piscio frizzante in mano. Letto, ciabatte, Car Mechanic Simulator 2015, qualche numero di JoJo. 

Non so cosa voglia dire questo, voglio dire che è così, è stata così, perlomeno. Ed io intanto mi rinfresco. Quel minimo, mi rinfresco.

E, dicevo, me lo sono meritato. Ora mi rendo conto che, se la prima parte dell'incontro è passata, se le prime tre riprese, anzi due, sono finite, ho le altre riprese, nuovi giochi nuovi giri, nuove sorprese da affrontare.

La cosa, in verità, mi galvanizza. 

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