martedì 6 settembre 2016

Donne che pisciano vinile e altri racconti.

L'altro giorno, mentre prendevo la metro, mi son detto che forse è il momento di fare un momentino di pausa.

E a dire il vero è successo stamattina.

Dopo aver dormito tre o quattro ore ieri notte.

D'accordo che è successo in larga parte per il caldo, ma non solo per quello.

Si potrebbe obiettare che non ho ragione di lamentarmi - questa volta - e che sarebbe l'ora di tornare ai bei post di una volta, dove racconto beatamente aneddoti buffi sui fatti miei e non, tipo il fatto che il granchio del cocco è un animale molto bello, che pesa circa 4 kg e che si può tenere come bestia da compagnia, tenendo conto del fatto che è molto aggressivo.

Oppure potrei raccontarvi di qualcosa di buffo che mi accadde qualche decina di anni fa, come quella volta in cui, a Torriglia, per la noia disumana che mi affliggeva in determinati giorni lunghi e noiosi d'estate - ho sempre detestato l'estate anche per questo, perché i primi giorni sono belli, poi diventano pigri ed ovattati, poi diventano pigri, ovattati e sudati, e poi diventano infinitamente lunghi ed interminabili, fui drammaticamente contento di mio papà che portò la psx a casa in campagna, ma in realtà era, come al solito, una scusa per poterci giocare lui.

Non avrei dovuto aver dubbi, vedendolo spuntare col controller a volante; io sono sempre stato incapace nei giochi di guida, ma sono almeno dieci anni che mi riprometto di recuperare. Ma cosa voglio ripromettere io, che sono già sei giorni che è uscito Victini in download gratuito dal Nintendo Network e non l'ho ancora fatto.

In effetti, ora che ci penso, probabilmente questo succede per il periodo di acuto stress e affaticamento che mi colpisce. Si tratta nuovamente della sindrome da ragazzo nuovo - vedi post precedenti - che assume la forma, ancora una volta e spero una delle ultime, del nuovo posto di lavoro. Ritrovato dopo una buona fatica, e dopo un discreto fegato così contro i soloni del lavoro e del "eeeh ma d'altronde ti sprechi in posti così" (ma non quel "ti sprechi" di chi sinceramente pensa per te, quanto piuttosto il "ti sprechi" di chi ti reputa un cagone perché hai scelto volontariamente un lavoro umile e semplice - l'espressione "cagone" è tipica di mio zio Pino buonanima).

Ed ora siamo di nuovo a Milano bla bla bla e fa molto caldo, ecco perché non dormo. Il fatto che io soffra di pavor nocturnus probabilmente anche non gioca a mio favore, ecco. Anche la tachicardia non aiuta, insomma, il mio quadro di riposo notturno è molto particolare, diciamo così. Morale della favola, fra il sonno discutibile e le molte cose da fare, legate alla nuova vita - vuoi il nuovo lavoro, l'adattarsi eccetera - c'è un ragionevole picco negli indicatori che monitorano il mio stress quotidiano.

Ciò ovviamente non mi porta a pensare a soluzioni nell'immediato - tipo ad esempio dare improvvisamente di matto e aggredire dei passanti a picconate, o perlomeno con un cucchiaino, bensì a pensare a soluzioni di problemi ben più lanciati lontano. Un po' come preoccuparsi del fatto che ho fame adesso, ma come soluzione mi viene in mente di piantare un baobab in giardino; sicuramente ne trarrò giovamento e fra qualche anno la mia fame sarà risolta, ma molto probabilmente continuerò ad avere fame nell'immediato.


A volte penso che questa mia caratteristica a volte mi sfugga di mano, e appunto mi porti a ragionare troppo lontano.


Ed ecco che in effetti penso di non staccare mai. Sapendo che se mi distraessi partirei per la tangente, preferisco incastrarmi in qualche pratica routine, che mi garantisca che vada tutto ok. Protocolli su protocolli.

So che ho già fatto questo discorso, e che mi avete detto tutti che il mio modo di ragionare fa acqua da tutte le parti, perché - essendo essenzialmente un autistico ossessionato continuamente da infinite cose - cerco sempre di tenerne a bada troppe, motivo per cui di tanto in tanto qualche filo mi salta, e allora mi agito, pensando che a breve l'effetto farfalla mi distruggerà su qualche fronte e così via.

Immaginatevi cosa succede se salto un giorno di dieta, per dire.

E intanto là fuori è pieno di donne nude che pisciano vinile caldo (citazione visiva ed iconografica che probabilmente coglierà - nel mio pubblico che non c'è - probabilmente solo chi ha superato i duemilacinquecento dischi nella propria libreria; e so anche che queste citazioni incoglibili sono il vero cancro di questo blog, ma ne costituiscono al medesimo tempo la cifra stilistica), e questo a significare, nell'immagine erotico-scatologica musicale, che là fuori è pieno di persone che se ne fregano e vivono la loro vita, cogliendola sul momento e pisciando vinile caldo, mentre io mi agito per qualsiasi sciocchezza.

Io, a un mese circa dall'avvio del lavoro, ancora mi ansio la notte e sogno le pratiche inevase e smaltite male. So bene che m'è successo anche sul precedente lavoro, ma qui il grave è che le cose vanno bene. Ma mi ansio ugualmente - perché come dice un noto armadillo realizzato a fumetti da un famoso fumettista romano, non ti devi mai godere un cazzo.

E' così.

E quindi ripenso al futuro più lontano, e penso che complessivamente non sono felice, perlomeno non in questo periodo. Mi sento stressato, vieppiù frustrato, e privato di troppe cose che vorrei andassero diversamente, perlomeno come condotta generale. Purtroppo - e qui la consolazione tipica della filosofia orientale mi soccorre - la maggior parte di queste sono al di là della mia possibilità di intervento. Potrei e vorrei "dare dei giri", come si diceva nel mio quartiere, ma temo che sarebbe tutto inutile, e perciò aspetto - nel pieno rispetto dei miei ideali di wu wei - detto anche inazione, che non è passività bensì consapevolezza - che la situazione si risolva da sola. Perché nessuna situazione di infelicità, mia in questo caso, ma in assoluto, può rimanere insoluta. Se io sono infelice, c'è una causa anche esterna; e questa causa non può star causando danno solo a me. Presto essa causerà danno anche a se medesima - e pertanto si può dire che ciò che ora avvelena me presto avvelenerà se stesso - e quindi la cosa finirà.

Non c'è un senso di criptico misticismo in queste parole, non c'è metafora per coprire un non voler fare nomi. C'è piuttosto un senso di infelicità diffuso, che prima o poi si scioglierà; come a dire, con un esempio nuovamente alimentare, che in questo momento mi trovo in compagnia di una persona che mi sta negando un cibo prelibato qualsiasi, per tenerlo per se. Ma ben presto, questa persona finirà a sua volta le riserve, e avrà anch'essa fame. La causa del mio male (l'assenza di cibo) presto si torcerà contro il malfattore.

Fuori metafora, avverto delle mancanze. Sono nuovamente infelice.

Qualcosa vorrei si smuovesse, e so che si smuoverà solo "a discapito" di altri, come dire. Per dire, l'azienda dove lavoravo è fallita dopo che sono andato via. Sono stato trattato male, ed è finita male. Ma non è giustizia karmica, è semplice riequilibrarsi delle cose, perché appunto tutto è influenzato da tutto il resto. Ricordiamolo, come diceva anche Sant'Agostino, che nulla non lascia tracce, tutto beneomale causa qualche cosa, altrove. E chi commette dolo, prima o poi, vedrà ciò che ha influenzato - non necessariamente danneggiato - tornargli contro.

Ma, a dire il vero, non saprei nemmeno perché ho aperto questa pagina parentetica relativa alla filosofia orientale, e alle mie beneomale malcelate speranze che la situazione torni a sorridermi in altri ambiti - oltre a quello lavorativo - a discapito di... non si sa chi. Non si sa chi perché per ora non ho identificato il male, nessun colpo preciso di Tzu-niana memoria, nessuna strategia, per ora solo l'osservazione e la consapevolezza - questa volta passiva, sì, che le cose non stanno proseguendo come previsto dal libretto di istruzioni dell'esistenza.

Al di fuori di questo, comunque, tutto bene. Aggiungo però al mazzo qui draftato anche la carta dell'insoddisfazione dell'insoddisfazione, che non è pleonasmo o ripetizione, bensì è il biasimarsi per il solo fatto di stare biasimandosi, come dire "Ehi tu non lamentarti, non hai diritto di farlo", cioè lamentarmi con me stesso per il fatto che mi lamento.

Amo essere circonvoluto, Escher non era nessuno.

Ma nemmeno Sartre, voglio dire.


O Marzullo.

Questo per dire che se qualcuno avesse desiderio di venirmi a dire "Ciao figliolo" mi farebbe piacere. Prego eslcudersi le persone che con "Ciao figliolo" intendono in realtà riempirsi una mezz'ora o bersi una birra. Vi ringrazio per la collaborazione fattiva e vi auguro un sereno rientro a lavoro, ascoltando sempre Prince e gli Emperor, uno per orecchio.


Buona camicia a tutti.

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