venerdì 8 luglio 2016

Le ultime 48h, più altri racconti e una ventina di minuti extra.

Eeeeed ecco che un'altra volta ci si trova qui a scrivere qualche riga, così, mentre aspetti che passi il tempo, mentre la pizza lievita, mentre in realtà in forno non c'è un accidente ma la pizza la vuoi lo stesso, e ti rendi conto che devi comunque aspettare perché sono le sette, non si mangia mica a quest'ora, neanche al nord.

E quindi aspetti ancora qualche minuto, si faran le otto, le otto e qualche cosa, e si mangia; nel frattempo devi pur impiegare il tempo eh, in modo possibilmente originale. Ora però espandiamo questo concetto da "aspetto un'oretta" ad "aspetto settimane" e avremo il riassunto velocizzato di quanto mi accade nelle passate settimane, aspetto e aspetto e le cose son lì, stantie, come il Twinkie che un tizio in America - un docente universitario - ha lasciato per quasi 50 anni dentro una teca, una versione americana della Luisona di benniana memoria.

Però quel Twinkie - che c'entra il plumcake - è rimasto lì immobile, quando si suol dire il cibo sano, mentre le cose qui pian piano si sfaldano, o perlomeno ciò accade alla mia pazienza, ed io sono ancora qui che cerco di tenere i pezzi tutti assieme, mi metto una mano allo stomaco e tengo insieme le viscere, come i Plague Marines, come Kraven quando Venom lo pugnalava a sorpresa; è una metafora ma è bella lo stesso.

L'autoreferenzialità e il citazionismo esplodono, visioni febbrili delle ultime 48 ore di insonnia si mescolano e si confondono, l'orrore dilaga ed io ricollego quanto accaduto nelle ultime settimane, tutto insieme, capendo un terzo di quanto visto finora; e amici e conoscenti si sposano, e tu ti accorgi che non sei stato via da casa per qualche settimana, sei stato via quasi un anno, e mentre eri via dicevi "Vabbè quando torno ci sarà questa certezza ad attendermi", ma non è così, alcuni punti sono cambiati, e quello si sposa e a quell'altro nasce un figlio, io cambierò casa anche a Genova e presto la tratta Lambrate-Brignole potrebbe non essermi più così comoda, questo mentre io vedo che il mio ex-lavoro ora non è più ex solo per me, ma anche per tutti i miei ex-colleghi, e allora penso cos'ho perso ad interrompere prima? Forse niente, forse tutto, forse ho avuto un'intuizione - che mi renderebbe un genio - oppure una visione, pitica visione inascoltata.

E il tempo è passato ed io ero a Zocco, a suonare e a evocare i grandi antichi con la potenza della mia/nostra musica, che evoca portali ed apre dimensioni, e riscopro la dimensione della profonda solitudine ad essere andato lì da solo e nel contempo riscopro quella dei vecchi punk, della vecchia guardia di stronzi come me che la musica è prima di tutto, ma prima di tutto per davvero, non come le ragazzine che lo dicono bagnandosi sentendo Calcutta, ma per davvero, chi fa del disagio la sua scelta, felpa col cappuccio su, estetica del bianco e nero a tutti i costi, anfibi a luglio, ambiente monacale, ostello comune dormendo in dodici in una stanza, però poi la mattina doccia e caffè, maglietta pulita - ma comunque in bianco e nero - e torniamo alla vita di tutti i giorni, la parentesi del male finisce ma ci siamo divertiti lo stesso.


Quindi ritorno indietro, e questa volta sembra che sia veramente agli sgoccioli, fa caldo, è luglio carico e ci chiediamo che faremo nei prossimi giorni mesi anni secoli; si sbloccherà la situazione? Sapremo che fare? Chi può saperlo.

Però so per certo che queste settimane sono state intense, intense perché ho visto cose vecchie sparire e cose nuove tornare, cose varie variare e capire che, quando ricomincerà, ricomincerà diverso.

Come sempre sono il ragazzo nuovo.

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