mercoledì 18 maggio 2016

Viva viva Bernacca.

Le eccellenze italiane sono quelle cose che, dicono giornali giornalisti economisti e semplici ladri, rappresentano il top dell'economia e della cultura italiana nel mondo, cosiddette anche "intelligenze in fuga", quando intendiamo non l'eccellenza teorica di un prodotto, bensì l'eccellenza di una persona, magari un laureato, che è costretto - o spinto - a doversi trasferire.

Per estensione, ed in senso perlopiù dispregiativo, salvo il vanto di taluni cialtroni, si parla di "eccellenza italiana" anche nel caso del vantarsi di caratteristiche ritenute comunemente tipiche dello stereotipo italiano, quali la furbizia, la lieve tendenza alla delinquenza, l'abitudine ad arrangiarsi e quant'altro. "The italian style" nelle rapine e nei vestiti di lusso, potremmo dire.

Eccellenza italiana, quindi, può considerarsi la capacità di qualcuno che è eccellente ed è anche italiano? Ad esempio io sono l'unico del mondo a sapermi mettere un'intera oliva nel naso (non è vero, è un esempio), e sono anche italiano, per cui l'eccellenza italiana è la capacità di mettersi le olive nel naso? Può essere.

In questo caso, l'eccellenza italiana potrebbe essere rappresentata da me che, ad esempio, sto scrivendo pur sostenendo una ragionevole conversazione telefonica in cuffia, senza fare figuracce, senza scrivere frescacce (ed altresì proponendovi - pensate! - un'elegante rima), e riuscendo a separare le conversazioni, quella scritta con voi e quella orale a telefono, senza far danni.

In realtà, questo è probabilmente dovuto al fatto che sul mio corpo i termogenici che ho ricominciato a prendere recentemente fanno l'effetto di una droga nootropa (ammesso e non concesso che non lo siano essi stessi in prima analisi), e quindi divento una specie di criceto sotto caffeina, cosa che mi fa anche quasi bene, via. Perlomeno lavoro meglio.

Tutto questo per dire che complessivamente la mia situazione umana ed esistenziale - questo post ha lo stesso effetto di un rapporto meteo del colonnello Bernacca - sta andando a rilento, ma bene. Un motore caldo, tiepidino forse, ma comunque un motore acceso, che macina e va, pian piano. La situazione un po' dovrà ingranare, il lavoro dovrà ripartire, le direzioni ci sono, le idee anche, la forza di fare le cose - il kerosene del nostro motore - c'è, nascosto in fondi segreti knoxiani a me solo conosciuti, che alimentano un sistema altrimenti creduto pigro e morto.


E in tutto questo, pian piano, mentre le situazioni si smuovono piano, Pangaea 90210, in un continuo alternarsi di speranza-delusione-nuova speranza-nuova delusione, nuovi, continui input creativi mi colpiscono, come nei miei periodi migliori di forma psicologica e mentale (da notare che tendenzialmente peggio mi vanno le cose meglio produco arte e limitrofi, più sono stressato più voglia di creare ho, segno questo che farebbe di me un'eccezionale crocerossina o uno stupendo masochista), cosa che forse, dietro al suggerimento dei buoni della storia, potrei decidermi finalmente ad incanalare in qualcosa di serio, ignorando il fatto che spesso i due terzi dei miei molti, troppi progetti rimangono in una forma di morula, abbandonati a metà nel mio cervello, in una stanza dove, attualmente, è Orson Welles a tenere le chiavi. 

Prima o poi gliele rubo, giuro.

Nessun commento:

Posta un commento