sabato 28 novembre 2015

Momento purmuà parte due.

Bon, complessivamente ci troviamo in una situazione per cui, alle quattordici circa di un qualsiasi sabato pomeriggio, oltre ad un clamoroso malditesta - dato dal fatto che ieri ho ecceduto decisamente negli alcolici concedendomi BEN due drink, cosa per me mitologica - abbiamo anche la libertà di poter scrivere qualche riga "per aggiornamenti".

In realtà, mi accorgo del fatto che questo blog ha perso lo smalto, se mai l'ha avuto, rispetto al passato, e che la stragrande maggioranza dei messaggi lasciati qui, ultimamente, aveva proprio il tiro del messaggio "di aggiornamento". Cosa questa di cui, nel mio piccolo, mi dispiaccio. Il blog voleva, e vuole a dir la verità, essere un crocevia di punti di vista, di questioni, di riflessioni sceme che uniscano quanto posso presentare di me, del me attuale, intendo, e dei me passati e futuri, presentando magari un buffo aneddoto e riflettendo, dicendo qualcosa, cercando di presentare, insomma, a chi legge, una visione insolita su qualche tema, su un argomento, su un sentimento umano o qualcosa del genere.

Invece, ammetto che ultimamente - e coi tempi biblici che mi contraddistinguono "ultimamente" significa "negli ultimi otto mesi almeno" - mi sono fatto prendere dallo sconforto, e perciò son caduto nella lamentela schietta, perlopiù su temi lavorativi. Se avessi mantenuto il tiro originale del blog, quando ho scritto "sconforto", qualche riga fa, avrei evidenziato che ricordo benissimo un Piero Angela che, in un suo noto programma televisivo di una ventina di anni fa sui dinosauri, nella terza puntata, dedicata a dinosauri volanti e subacquei, parlava con un "sè stesso" registrato, vestito in pieno stile esploratore coloniale, che parlava da un'immaginaria "macchina del tempo" di vittoriana memoria, e apprendeva, dal suo alter ego nel passato che avrebbe avuto il compito di mostrare i dinosauri, che il suo veicolo del tempo - un dirigibile mi pare - era equipaggiato "con ogni genere di conforto per... i momenti di sconforto", portando quindi la telecamera su un elegante tavolino merlettato e con bicchieri di alcolici vari.


Questo avrei detto, che mi ricordo ancora la frase esatta di un programma tv di quasi vent'anni fa, perché ho ancora conservate - pur non avendole mai usate - le videocassette dove l'avevo registrato, fatte con cura da mio nonno, dove solo su una, con grafia stentata e illeggibile (non molto diversa dall'attuale), avevo scritto cosa ci fosse dentro. Cari ricordi che porto ancora con me, vedi; avrei detto questo, non mi sarei lamentato del mio lavoro.

Ma nonostante io sembri una persona particolarmente imperturbabile, non lo sono, e i cattivi penzieri mi influenzano, a quanto pare parecchio; al punto da non solo di portarmi a scrivere rumenta per mesi, ma anche a scrivere, ora, bello felice bello yeah perché alla fine, dopo tanto penare, il lavoro è comparso. Potrei starne a parlare per ore, potrei riflettere - perlopiù a vuoto da solo - su questioni su "difficoltà di trovare", di "mercato difficile del lavoro", "opportunità dei giovani" ecc ecc. Su come "uno debba provare e cominciare" e così via.

Avrebbe senso. Ho le valigie mezzo fatte di là, e per un mesetto starò a Cologno, per poi spostarmi a Milano vera e propria e poi si vede, come si suol dire. Il lavoro inizierà e spero continuerà, e se non continuerà riproverò, almeno però da qualche parte avrò iniziato. Inizierò forte dei suggerimenti e degli "in bocca al lupo" di tante persone, dai semplici conoscenti agli amici più cari. Cosa questa che, non scontatamente, è importante, non soltanto per incoraggiarsi davanti a nuove sfide - il lavoro porta con sè inevitabilmente tante cose, l'abitare da soli eccetera eccetera, non ultima la lontananza dalle persone care, l'abbandonare le vecchie abitudini e così via, così discorrendo, ma anche per capire chi in qualche modo è gentile e disposto a starti vicino e chi, invece, essenzialmente se ne batte il culo.


Ed invece no, nisba, nemmeno una riga, continuo a sentirmi dei dischi di canzone napoletana e via, svolto il pomeriggio con quello e con partite su partite a TBOI, inveendo contro la difficoltà stellare. Fra l'altro, è quasi dicembre, perciò è quasi Natale, ed è quasi quel periodo d'oro dell'anno in cui divido tutto e faccio i conti dell'anno passato, vedendo com'è andata, come andrà, come non andrà.

Rendiamoci conto, la vera vera notizia non è il lavoro, è che si inizia ufficialmente a diventare grandi, a lasciare l'età dei ragazzi e della birretta il venerdì per quella del lavorare, del decidere cose, insomma quelle robe lì. Tipo decidere se i poster di Hotline Miami li appendo o no. Bella domanda eh.

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