sabato 8 novembre 2014

La parola d'ordine è una sola: lamentarsi.

Comunque sia,  viviamo in una società dove i quotidiani nazionali riportano in prima pagina il fatto che le fantomatiche spunte blu di una nota app per smartphones (che non nomino per timore di ritorsioni) siano oggetto di isteria collettiva, E questo dovrebbe indurci innanzitutto alle lacrime, poi alla tristezza, poi (a chi piace) alla bevuta per dimenticare, e quindi alla visione ripetuta e collettivizzata di film istruttivi quali "Essi vivono", per ricordarci a che punti non dobbiamo arrivare.

Anche se probabilmente ci siamo già arrivati.

Apro Facebook, dove ho una selezionatissima gamma di amici. Alla prima cavolata - zac - sei fuori, come diceva Briatore. Ci ho messo dieci minuti a ricordarmi il nome di Briatore, continuava a venirmi in mente Bergoglio, e questo è segno che ho studiato davvero troppo. Alla prima sei fuori, dicevo; e mi evito bacheche cariche di gattini - allarmismo da Ebola - altri gattini - basta immigrati - foto di serate in disco - Cucchi merda - ed altre amenità. Almeno, le poche persone che frequento hanno abbastanza buonasenso da evitarmelo.

Anche se ci sono ancora puntine da limare.

Tipo la gente che sembra vivere nel suo mondo di lavoro e basta. Quelli che magari fanno, che so, i metalmeccanici; e ti trovi la bacheca piena di "amo la metalmeccanica", "oggi raduno metalmeccanici", "viva la FIOM", e basta. Che voglio dire, ok che ami il tuo lavoro, ok che ami il tuo campo, ma ogni tanto perdiana farai qualcos'altro o passi la vita a girare brugole? A volte mi domando seriamente se il prossimo mio non sia effettivamente l'incarnazione dell'alienazione marxista del lavoro e nel lavoro, totalmente fuso ed immerso nel suo mondo ed al di fuori della gente normale. E poi appunto c'è l'estremo opposto, quello che ti chiedi se nella vita abbia qualcosa oltre ai gattini e agli aperitivi.

Una rondine non fa primavera, e un profilo Facebook non fa la persona, ma a volte sì; quando poi le persone operano in un campo preciso - che ne so, la cultura - allora diventa veramente difficile credere in ragazzini che con grande gioia lacrimano pensando al ritrovo di un frammento di papiro magnogreco con due vocali nuove in un testo di Euripide. Lo ritengo credibile, come atteggiamento, da un anziano professore, da un grande esperto, oppure - nella forma di un commento simpatico tipo "che bella notizia paisà" - da uno studente appassionato. Ma solo lì. Ragazzini in lacrime che si credono parte di mondi non loro, scoperto un bosone di Higgs qualsiasi ed ecco il neolaureato in fisica che, manco lui medesimo operasse al CERN, si sdilinque in affermazioni che tradiscono, più che felicità, arroganza e desiderio di far parte dell'elite che non sono, vorreimanonpossismo al massimo. Abbiamo scoperto il bosone, siamo grandi, che grandi risvolti per la scienza. Peccato che tu non sia credibile nella parte, e soprattutto tu non abbia fatto nulla.

Comunque sia, siamo in mano ai millantatori, ai buffoni, a chi parla senza potere, ed io, ovviamente, sono in testa alle classifiche della buffonaggine, anche se cerco di non darlo troppo a vedere. Ma a parte questo tutto bene. Nella mia mente, dove tutto è funzionante quanto le gambe di Pistorius, continuo a progettare scenari che, nella migliore delle ipotesi, non si realizzeranno mai. Dopo meno di un mese dalla laurea, sono già in una fase di noia, pessimismo e fastidio (cit.) che mi porta a cercare lavoro ovunque, ed intanto a sentirmi drammaticamente inferiore a chi è riuscito dove io ho fallito - tipo nei dottorati. Donde lungaggini e lamentele, ripicche malcelate ai danni di stronzi palesi e di persone, a volte, innocenti. E lì a domandarmi dove ho sbagliato io, e dove invece han avuto merito loro.

Adesso, nei panorami della mia mente, che ho scoperto essere ricostruibile come Kraven Manor - che cosa carina da dire - mi ritrovo a prendere il caffè al solito tavolo di marmo nero egizio (leggete indietro per ulteriori riferimenti), con il solito Gold al tavolo, in compagnia di un uomo che indossa una maschera da pollo, veste in giacchette varsity e beve caffè, senza commentare però ciò di cui mi lamento. Con lui, che sta a indicare le frustrazioni recenti - camuffate benissimo fralaltro, l'avreste mai detto? - mi lamento, e parlo. La novità è che sono in ballo per un concorso per un altro posto. Dovrò studiare. Sono un po' in ansia per questo.

Ma confesso che l'ansia da studio, l'ansia da esame, mi mancavano; non riesco a figurarmi senza mettermi sempre alla prova in qualcosa, possibilmente di più difficile di quanto non possa in realtà reggere. E' per questo, probabilmente, che mi massacro di allenamento in MMA finchè non riesco a muovere più le gambe  e a sedermi senza vedere le stelle, è per questo che torno a casa pieno di lividi - ma ogni livido è una soddisfazione, è un dire "ci sono riuscito, vaffanculo", prevalentemente a me stesso. Perché, lo ignoro; probabilmente per il gusto della sfida, come Carmen Sandiego. 

E insomma, tutti al dottorato ed io devo ancora studiare.

La situazione mi causa una pena inimmaginabile.

Vado a giocare a Warioland.

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