lunedì 30 giugno 2014

Il grande ritorno sulle scene del porno di Critone, detto "Il greco".

Come al solito, dopo tanto tempo in verità, siamo io e Critone, nel bar di marmo nero egizio (vedi qualche decina di post addietro), a discutere di cose varie ed eventuali, tipo la tensione della pelle su un buon rullante da batteria, le migliori marche di antidolorifici e il colore più intonato alle pareti per i post-it. Di tanto in tanto ci scappa qualche argomento serio, ma solamente, in genere, se abbiamo bevuto troppa Vecchia Romagna. E insomma niente, siamo lì io e lui, per l'occasione c'è anche un barista, che serve Vecchia Romagna e noccioline coperte di una lercia panatura al formaggio, le stesse dove cui generalmente affogo i miei dispiaceri.

Tutto questo dovreste già saperlo, è l'ambiente virtuale della mia mente, dove avvengono le migliori discussioni, si arriva alle migliori soluzioni, si delira complessivamente nel migliore dei modi.

Il barista comunque è Les Gold. Gli ho dato questa faccia perché di suo ha la faccia da barista. Anche se un po' mi ricorda mio padre, se fosse senza baffi sarebbe perfetto. C'era stato un periodo in cui mio papà aveva i capelli mezzi lunghi e ingellati (o unti) dietro, mezzi biondi, con la chiericazza. Come Les Gold, insomma. Con la differenza che lo vedi che Gold non è come mio padre, infatti ha i baffi.

Fattostà che c'è anche Les Gold, che osserva me e Critone che discutiamo, e intanto lucida boccali, borbotta a mezza voce e, quando ha finito, valuta gioielli e merce di varia natura. Mai una pausa. Bravo ragazzo lavoratore. E noi qui a ridere e scherzare, mentre là fuori c'è gente che ha problemi esistenziali, e intendo problemi veri, non cose da primo mondo tipo il colore delle Hogan o l'esatto numero di barlumi* che emettono i tuoi denti bianchissimi Mentadent dopo esserteli lavati. O il mio ginocchio, che mi fa malissimo e non so perché; forse ho preso un colpo, forse mi sono sgretolato qualcosa, ma complessivamente me ne frego. Non è che voglia fregarmene per far vedere in giro di essere un duro, bensì lo faccio perché anche solo avvicinarmi al mobile dei medicinali e prendermi un giro di gel antidolorifico farebbe scattare in mia mamma ansie indicibili, proporzionali alla perdita di entrambi gli arti superiori o alla diagnostica di un tumore allo scroto. Figuriamoci dirle "mi son fatto male, ti sembra gonfio il ginocchio?". 

Perciò silenzio. Anche se seriamente mi fa malissimo. Appena mia mamma va a dormire mi annego nel Voltaren. Intanto soffro in silenzio - come mi diceva sempre giustappunto mia mamma da piccolo - e passo oltre. Nel frattempo, Critone, che è saggio lui, mica come me che sono un buzzurro, mi fa notare che si tratta di un notevole caso di akrasia. 


Lo guardo come si guarda un ramarro (uno particolarmente brutto magari), e lo apostrofo come si deve. 

"Scusa puoi ripetere, non capisco il russo".

"E' greco coglione, e l'hai studiato pure".
"Evidentemente male".
"Evidentemente".
"Che vuol dire, comunque?"
"Vuol dire che sei coglione".
"Sì questo lo so, più nel dettaglio?"
"L'hai mai letto il Protagora?"
"No, ma ho visto il film"
"Ti ho già dato del coglione?"
"Tre volte, con questa"

A questo punto perfino Les Gold si spazientisce, lui che è così paziente; "Certo che sei veramente un coglione, eh. Specie con queste battute". Guardiamo tutti e due Les, poi torniamo a discutere.

"Che stavamo dicendo?"
"Che sei coglione".
"Sì, mobbasta però".
"Va bene. L'hai letto il Protagora o no, allora?"
"No".
"Ecco, se l'avresti letto sapresti che è l'akrasia".
"Senti Critone, o mi dici cos'è, o cambio la faccia che dò alla mia personale incarnazione della saggezza, e ti rimpiazzo con qualcun altro"
"Non lo faresti mai"
"Invece sì, ho sempre ritenuto Evola un bell'uomo, non costringermi a farlo"
"D'accordo, tutto ma Evola no".
"Ecco, allora dimmi che è 'sta diavolo di akrasia e parliamone, che il pubblico si spazientisce".
"Allora, in buona sostanza è quando fai una cosa che sai che è sbagliata. Cioè insomma, come quando fai il coglione. Tipo la mattina devi alzarti presto, lo sai, e tardi la notte prima. Devi studiare e vai a bere. Devi metterti a dieta e ti abbuffi di pasta".
"Cioè fai cose da coglione".
"Esatto".
"Anche se lo sai razionalmente".
"Bravo".
"Lo sai che qualcuno direbbe che in realtà ti godi la vita, no?"
"Sì, ma infatti è anche così. Cioè dipende dall'entità della coglionaggine, dipende da quanto son gravi le conseguenze. Se una volta fai tardi e vai al lavoro con le occhiaie non muore nessuno, se ti sniffi pure la polvere dei mobili ogni sera magari comincia a diventare un problema".
"Tipo il mio ginocchio".
"Ecco".
"E se faccio una cavolata anche se sono in buona fede?"
"La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, zio".
"E di cattivi proverbi, o Critone. E non chiamarmi zio".
"Scusa frè".
"Critone, vaffanculo".
"Scusa".

Poi Critone torna al suo bicchiere di Vecchia Romagna; Gold ci fissa: "Ne volete un altro ragazzi?".

Non gli rispondo e medito. Faccio un cenno e parte la musica da meditazione. J'nJ, "The Ballet", rilasciata su vinile nel 1992 o 1994, non ricordo. Techno-rave vecchia maniera. Di quella coi coretti "O-o-o-ooo-oooh" che manco gli Scooter. Che belli gli Scooter, chissà chi se li ricorda.

Comunque medito. L'altro giorno ho visto delle foto di una mia amica; ha la mia età, s'è sposata l'anno scorso o massimo due anni fa, ora è lì col pancione. M'ha fatto specie a dir poco, e io non sono uno di quelli che dice che a 26 anni sei ancora giovane e devi fare le sgommate col booster da tamarro di paese. Ma vivaddio nemmeno uno di quelli (tipo mia mamma o mia zia) che sostiene che a 26 anni è ora di sistemarsi, se possibile sposarsi e quindi non è troppo strano avere un figlio. D'altronde nel 2006 ho conosciuto un tizio, bravo ragazzo; e già quando dico "bravo ragazzo" capisci che sta per arrivare l'ondata. Comunque, sto tizio nel 2006 finiva l'università. Quindi avrà avuto... ventisei anni? Ventisette? Ora siamo nel 2014, son passati otto anni. Quindi ora ha 31, 32 anni. All'epoca, foto con capelli lunghi e magliette di gruppi impresentabili già allora. Poi mi ricordo, "Ragazzi vado a lavorare all'estero". Va, torna dopo un annetto. "Ragazzi mi sposo eh!". Lacrime. Qualcuno che gli scrive le solite cazzate, "Sei ancora giovane!". Ma lui niente, si sposa.

Anno dopo primo figlio. Un paio d'anni fa il secondo. Quanti anni sono passati? Otto. Mi ricordo come se fosse ieri. Quante cose sono cambiate? Molte più di otto. E allora penso: sto facendo anche io delle akrasie? Non penso, sinceramente. Penso di star procedendo nella direzione più logica, perlomeno la più coerente e va bene così, non ho ripensamenti di sorta. Poi penso a tutti quelli che mi dicono, intorno a me, "Guarda quello, s'è sposato, fino all'anno scorso si drogava". "Quello lì ha avuto un figlio!". "Te lo ricordi, un paio d'anni fa finiva la triennale e ora convive con uno". 

E così via.

Ci pensavo anche l'altro giorno, mentre mettevo in ordine cromatico i post-it sulla parete della mia stanza. E' l'uovo di Colombo. C'è quel vecchio detto che dice che "a quell'età" pochi anni di differenza contano. E' vero. Per fattori esterni e non dipendenti dalla volontà dell'azienda. Primo anno di triennale, 19 anni. Terzo anno di triennale, 21, 22 anni, massimo 23. Son passati tre anni solo, sulla carta. Ma se va bene tu sei cambiato radicalmente. Entri pensando di godertela, esci pensando - in teoria - al tuo futuro. Entri in specialistica a 23 anni, esci a 25, 26. Son passati due anni. Entri con qualche ansia sul tuo futuro, esci che se non trovi un lavoro domani ti spari. Bella posta a dirmi "Ma solo l'anno scorso eri un tossico!". Sì, ma l'anno scorso avevo la metà dell'ansia e il doppio dei capelli. Ennesima riprova di come a guardare indietro (o avanti) di poco ci si scandalizza. Ma alla lunga le cose si spiegano. Guarda me, meno di un anno fa pesavo almeno 6 chili in più ed ero goffo e disgraziato. Adesso sono ancora goffo, e solo un po' disgraziato. Pensa se mi incontrasse uno che non vedo da un anno, tipo quel mio amico che ora non so se viva in Australia o se sia in vacanza da sei anni ininterrotti. "Ma solo che un anno fa eri grasso!"

Eh, e ora non più, vedi. E' passato un anno, ma un anno importante. E così via, per tutti. L'anno scorso, due anni fa, ero un povero scemo, con poche idee in testa, una vaga direzione e io speriamo che me la cavo, viva Napoli. Oggi - letteralmente - compilo documenti sperando di avere un lavoro che desidero come il Natale. Commetto akrasie? Dovrei tornare a divertirmi? Non che non lo faccia, ma non mi sento vecchio. 

A parte che lo sono sempre stato.

Non mi sento vecchio.

Non mi sento diverso.

Mi sento sempre me stesso. Ma più soggetto a fattori esterni. Tipo i raccolti nei campi.

E intanto Les Gold mi guarda; "Allora, ne vuoi un altro, o no, coglione? Non ho tutto il giorno".




* Chi coglie la citazione sui "Barlumi" vince un premio.

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