martedì 6 maggio 2014

Sto sentendo la sigla di Sailor Moon - remixata da me - mentre scrivo tutto questo.

Comunque, l'altro giorno stavo riflettendo - sai la novità - sul fatto che le bacheche Facebook di mezzo mondo (o almeno la mia) sono piene di articoli scritti da qualche solone della sociologia al riguardo del tema "i giovani non si sentono sicuri, i giovani vogliono un futuro, i giovani emigrano, i giovani sono costretti a travestirsi da castori per sbarcare il lunario, ecc ecc". Ed è vero io penso. Specie la parte sui castori; magari non necessariamente da castori, ma ho conosciuto uno che ha accettato - o a cui avevano solo proposto, è grave uguale - di fare l'uomo-pollo in costume (da pollo, appunto) per guadagnare due lirette.

A questo punto la mia attività di sbirro dell'internet per un noto social network - nonché di risolutore di problemi esiziali del prossimo, tipo "Ho pagato 500 lire al vostro sito e voglio il servizio, o vi denuncio alla Postale" - risulta quasi un lavoro umano. Che poi la gente non sa nemmeno che la Postale ha ben altro da fare, tipo giocare al solitario di Windows, o diventare bersaglio di pezzi di metal estremo che li deridono, composti da gruppi improbabili che mi vedevano protagonista (sì, questa è un'arguta perifrasi per dire che ho suonato in un gruppo black metal dove un pezzo parlava della polizia postale, è vero, ho fatto anche questo, e fa curriculum).

Comunque è vero che i giovani non si sentono sicuri, lo dicono un po' tutti. L'altro giorno ne parlavo con un'amica; brava persona, parlavamo tempo fa delle noie legate al dottorato, il lavoro, lo studio, i progetti di ricerca, la carta dottorato sì dottorato no dottorato gnamme se famo du' spaghi (cit.), dottorato in Italia no c'è la mafia all'estero no son lontano a Londra sì in America no a Londra no in America sì. Bella domanda, troppe domande, nessuna risposta; e allora sì che non ho sicurezze. E giusto lei mi pubblica su Fb un articoletto, qualche riga sui giovani costretti ad emigrare, sui giovani senza futuro in Italia, più meno quello che continuamente scrive il mio ex prof di greco all'università - grande uomo - ogni giorno. E di nuovo, emigriamo, rimaniamo, che si fa, che non si fa.

C'è anche un altro mio amico, uno serio e non un mangiapane ad ufo come me, che dai e dai, studia e studia, stai all'estero e lavoraci, ora insegna a Jena. Uno serio, lui. Da chiedere: come ci sei riuscito? Non perché non mi senta, o non pensi di poterci riuscire, ma per la pazienza, la tenacia. Io so già che alla compilazione del terzo modulo per fare domanda all'estero mi sarei già rotto le balle. E figuriamoci pianificare un futuro del tipo "i prossimi tre anni sarò praticamente fuorisede nella città di X, con trasferte a casa mia ogni tanto, poi mi attendono altri Y anni sempre fuorisede in chissà che altro luogo, poi però se avrò tutte le carte in regola potrò sistemarmi, per poi..." eccetera eccetera. Con la causale secondo cui, all'aumentare della distanza da casa mia, aumenta il tempo di delay fra un rientro e l'altro.

E la mia vita qui?

Certo, la tentazione di chiudere tutto e ricominciare altrove è forte, fortissima; soffro molto del complesso dell'"avrei dovuto ed invece", cioè quella sgradevole sensazione di aver commesso una pletora di errori di cui ora ti vergogni, e che senti che ti inficiano la vita. Tipo "ho mandato al diavolo la persona X due anni fa, e adesso non posso più andare nel negozio dove lavora senza sentirmi un cretino". Lo so che la stragrande maggioranza delle volte sono tare mentali mie, ma oh, stacce. Non mi passa, come l'abitudine di tenere un tappetino davanti al letto e di inveire contro chiunque ci passi con le scarpe. O come quella di comprare cose di dubbio gusto, tipo una giacca di lino color salmone (l'ho appena fatto), riempendomi il guardaroba di capi che farebbero impallidire Jep Gambardella (io però La Grande Bellezza non l'ho visto), e dico lui e non Giannino perché ogni volta che cito Giannino qualcuno - generalmente la mia Significativa - si arrabbia.

Ecco, appunto, giusto lei. Che faccio, parto per l'Oregon e la lascio qua? Lei direbbe "vai, è la tua vita", seguita probabilmente da qualche frase affettuosa del tipo "Io ti aspetto", ma la realtà è che io stesso non me la sentirei, è inutile nascondersi dietro suddetta giacca rosa. Insomma, tutto questo per dire che quando i giornali dicono "i giovani non hanno sicurezze e non hanno futuro", probabilmente non intendono solo economico, intendono anche umano. Come fai a pianificare qualcosa di vivo, delle relazioni, delle amicizie o degli amori, nell'ottica di continuo spostamento? Certo, casa tua è la tua ancora, e vivere nel mondo sapendo di tornare a casa, prima o poi, da chi ami, è probabilmente la molla che ti permette di farlo. Ma la vera domanda è: fino a quando puoi farlo, prima di spaccarti l'anima?

I giornali non lo dicono, ma mi hanno comunicato oggi che la Merkel è dimagrita, in seguito alla sua dieta dopo la caduta sugli sci (è vero, non scherzo). Mi farebbe piacere saperlo, ma, come dicono i vietnamiti, tomorrow never knows.

Ciao cari.

Hotel Dusk è un bel gioco, ma nessuno lo conosce.


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