venerdì 11 ottobre 2013

Nicki Minaj ha il culone, ma a noi piace per questo - musicalmente fa pena.

Comunque, dite quello che vi pare, ma rileggere i vecchi giornali fa sempre bene. Difatti qua, fra un girello di lezioni di arabo e una serie di addominali ed esercizi fisici che - per un ciccione come me - sono da Tana delle Tigri, di tanto in tanto ci scappa pure qualche minuto per rileggere dei vecchi numeri di Lupo Alberto.

Ora, non tutti sanno che in questo magico giornale, vanto del fumetto italiano, oltre a buffe storie a fumetti e rubriche varie, c'è, da sempre, una doppia pagina della posta: una di posta "regolare" ed una di posta "psicologica", gestita da una figura di psicologo misteriosa (nel senso che non si capiva se fosse uomo o donna). Poi dopo un po' realizzavi che le due poste erano gestite dalla stessa persona, e l'unico discrimine fra le due era dato dal fatto che era l'utente a scegliere dove farsi pubblicare; cioè decideva se il suo problema fosse una cosa qualsiasi o una cosa da psicologo.

Per più volte, quella rubrichina di psicologia spicciola ha costituito per me un piacevole supporto; anni fa, andai da una psicologa, la quale - ma forse l'avevo già scritto - mi aveva fatto un profilo psicologico semplice e piuttosto calzante, dal quale emergevano punti non proprio limpidi su mia mamma. La quale, anzichè accettare serenamente di aver potuto commettere alcuni errori educativi, stabilì alla spicciolata che "la psicologa non capiva un cazzo" perché "nessuno mi conosceva quanto lei", e quindi che non era più necessario andarci. Sicché, quando l'adolescenza bussò alle porte del mio cervello, portando quel carico di fastidi e noie che la contraddistinguono, non sapevo a chi appoggiarmi per risolvere quella tipica serie di problemi che sembrano sempre più grandi di te. Così, in diverse occasioni scrissi a questa psicologa; gentilissima e sempre buona, pubblicò sempre le mie letterine (che io feci uscire con pseudonimi lontanissimi da quelli che uso di solito, peraltro sempre con e-mail diverse per evitare di essere eventualmente riconoscibile). Ogni volta mi stroncò clamorosamente, mettendomi davanti alla dura realtà del "renditi conto che i tuoi megaproblemi sono in realtà microproblemi da adolescente, rifletti". Anche per questo, vergognandomi sempre tantissimo di essere stato così scemo, smisi di scriverle e iniziai a riflettere seriamente sul suo punto di vista "adulto", in ultima analisi dandole ragione.

Comunque sia, di tanto in tanto rileggo qualche vecchio numero di L.A., e rileggo ovviamente le lettere, mie e degli altri; e anche io in effetti vedo questi problemi di ragazzini (che oggi non solo non lo sono più, ma se va bene son ben più grandi di me... gente che si firmava "Disperata 85" o simili, capiamoci), ingigantiti dall'età, e penso le stesse cose di quella psicologa. Sarò diventato più maturo io, o più malevolente, non ha importanza. Sicuramente sono una persona peggiore (sono almeno 20 minuti che ascolto Nicki Minaj mentre scrivo; la quale, ricordiamo, mi piace quasi solo esclusivamente come donna, visto che il numero di sue canzoni che ritengo tollerabili è pari a due), dai. Scherzi a parte, riflettevo proprio sul fatto che, probabilmente, oltre a me, anche gli altri si rileggeranno, si rivedranno, e si diranno "Ehi, ma ero proprio scemo all'epoca". Anche perché quali altri commenti puoi farti? E' chiaro che se scrivi una lettera a uno psicologo in toni da lacrime, scrivendo "mia mamma non mi fa uscire la sera con le amiche, mi sta uccidendo giorno dopo giorno con la sua severità, mi vuole solo studiosa ma io sono una ribelle, ho sedici anni - firmato Anarkia88", prima o poi realizzi - si spera - che studiare più o meno è per il tuo bene, e che forse non è che tu propriamente sia una ribelle o una Ernesto Guevara con le tette, forse hai solo sedici anni come tutti quanti. Certo, se poi a ventisei anni continui a lamentartene e vivi in condizioni di disagio e totale dipendenza dai casoncelli di mammà, allora c'è un problema.

Ma in linea di massima, anche Anarkia88 si rileggerà, ora che probabilmente avrà finito l'università o simili, e si dirà "Minchia che scema che ero". Spero.

Tutto questo per dire che ho trovato dei fondamentalisti cristiani da studiare qui a Genova, e che quindi la mia tesi prende piede. Che bella la vita.

Viva le sorelle Bronte, soprattutto Emily, che scrive meglio.

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