sabato 27 luglio 2013

Il demone Meridiano va in ferie; citofonare Esposito per la posta.

Oh, complessivamente ce l'abbiamo anche fatta, abbiamo finito le sessioni estive d'esame, e ci apprestiamo ad una ragionevole vacanza.

"Ciao amici, vado in vacanza"
"E quando torni?"
"Fra un paio d'ore massimo"

Non voglio fare l'uomo impegnato, lo stacanovista (si scriverà così?), lo zio Paperone di turno, ma malauguratamente quest'estate è un po' iellata. Gli esami settembrini sono molto molto presto, e peraltro, se vorrò avere una possibilità di tentare la borsa di studio a Boston, dovrò anche preoccuparmi di fare un esame di inglese, cosa che ovviamente rovinerà il mio agosto. Ma pazienza, vedremo di passare anche questa; tantopiù che la mia significativa altra (ha, ho cambiato termine) sarà via per circa metà agosto a godersi le ferie (lei che può), quindi almeno non avrò un tubo da fare e potrò studiare. Che poi lo so che non è vero, e cazzeggerò clamorosamente, fosse solo che per il caldo, quel caldo un po' infausto che ti fa incollare i gomiti al tavolino mentre sei al pc, e ti costringe a una pulizia quotidiana di detto tavolo mediante salviettine acide. 

Ricordo di aver studiato con grande fatica, un paio di anni fa, per l'esame di storia della filosofia classica, e fu catastrofico. Troppo caldo, troppo disagio, troppe gocce di sudore che ti cadono sul libro mentre cerchi di mandare a memoria il quadro storico di formazione dei presocratici; aveva ragione la buonanima di Evagrio quando diceva che "il Meridiano lo possedeva". E voglio dire, nelle ore in cui è attivo il Meridiano uno vorrebbe solo chiudersi in un antro buio, ventilato, per riemergere dalla cripta intorno alle sette, sette e mezzo, quando la temperatura è papabile. Tipo vampiro, per capirci; anche se, devo dir la verità, ho sempre avuto una fascinazione per queste ore clamorosamente calde, in estate. Quando abitavo nella mia vecchia casa, talvolta, in estate, rientrando nelle ore del primo pomeriggio, per qualche motivo, venivo gettato fuori dall'autobus - oasi mobile di frescura - su un rettilineo sterminato di asfalto. Cielo azzurro apocalisse sopra, non una nuvola in cielo, asfalto grigio sotto, letto del fiume, secco e giallo, a destra, facciate delle case, secche e gialle, a sinistra. 

E orizzonte che tremola, come nei film western o in quei film americani ambientati tipo in Texas o in altre regioni dove il caldo è all'ordine del giorno; la combinazione cromatica grigio-azzurro-giallo, l'ondeggiare dello sfondo e l'afa suggerivano proprio questi immaginari da film. E in qualche modo ti sentivi un piccolo eroe, un personaggio da film che guarda lo sfondo lontanissimo (immaginando chissà quali minacce provenire dall'orizzonte), oppure un qualche viaggiatore costretto lungo le highways statunitensi proprio nelle ore del Meridiano. Magari era lui la minaccia. E poi rientravi a casa, e quei 300 metri dalla fermata del bus alla tua stanza, percorsi sotto climi inaccessibili ai comuni mortali, ti facevano sentire un eroe.

Un po' come l'altra notte a Padova, che ricordo come la più calda e la più sgradevole della mia vita, senza esagerazione; un tale caldo da essere costretti a stare immobili sul letto - asciugando il sudore nelle lenzuola finché non rimane una sindone sul coprimaterasso - pena l'iniziare a grondare acqua. Il tutto arricchito da zanzare, assenza di aria e soprattutto una mostruosa quantità di polvere che, posandosi sul corpo nudo, certo piacere non fa. Polvere che, ci tengo a puntualizzare, in qualsiasi altro giorno dell'anno avrei eliminato sine die, ma non in una giornata in cui, stando seduti sul letto, si suda da fermi. Insomma, una notte di tregenda, non importa a nessuno ma ci tenevo a dirlo.

Ah a proposito, inauguro qui la rubrica "i saluti"; saluto Giovanni che mi ha chiesto di essere menzionato sul mio blog. Ciao Giovanni, sei stato menzionato sul mio blog. Appena poi mi verrà in mente un motivo ragionevole per parlare di qualcosa di sensato che ti coinvolga, ti citerò di nuovo. Se volete essere menzionati nella rubrica "I saluti" fatemi un fischio su Facebook, ed il mio scrivano, Massimo detto "Il Confessore", selezionerà i più fortunati che appariranno su queste pagine.

Ciao amici.

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