lunedì 1 luglio 2013

Capire le cose.

Normalmente, quando scrivo qui, aspetto di aver ben formulato i pensieri da riportare su video, ci faccio due conti, li soppeso, cerco insomma di assicurarmi che le idee non siano troppo a caldo. Tuttavia, per questo post ho deciso di fare una piccola eccezione, e di scrivere, anziché di eventi mitici e lontani nel tempo, di qualcosa di assai recente. Fralaltro sarà interessante rileggerlo nel futuro, per vedere quali saranno le impressioni a freddo sulle impressioni a caldo.

A tal proposito: non datemi del pazzo. Le impressioni si stratificano con comodo, e questo è un dato di fatto; come gli strati del terreno, direi. Prima uno, poi l'altro, poi delle rovine grecoromane, poi altri strati di suolo, poi l'asfalto, poi altre cose ancora. E quando li riguardi scopri delle vere chicche, tipo le suddette rovine grecoromane. Vedi quando han cominciato a scavare intorno a Troia quanta roba che è uscita, han tirato su tanti di quegli strati diversi che non si immagina nemmeno. Ebbene, anche con le impressioni e le riflessioni personali, secondo me, avviene uguale. Impressione a caldo, prima riflessione, seconda riflessione, e via così.

Torniamo però al punto di questo post.

L'altro giorno m'è capitato di trovarmi ad un piccolo festival musicale; ora, "m'è capitato" è un eufemismo, visto che era una cosa organizzata da molto tempo, alla preparazione della quale, peraltro, avevo pure contribuito io. Sabato, dunque, ero a questo evento, realizzato con uno scopo ben preciso: raccogliere fondi per un'associazione benefica contro i tumori, in memoria di un amico che, per un tumore, oggi non è più. In pochi mesi, tutti i suoi amici (fra cui io) si sono attivati, realizzando appunto un piccolo evento musicale per ricordarlo e per portare qualche spicciolo nelle tasche di chi lavora per evitare che altri ragazzi giovani perdano la propria vita dietro a malattie mostruose.

Il tam tam della solidarietà, come dicono i giornalisti, si è attivato, permettendo di accumulare una cifra a tre zeri ed oltre, in breve tempo; l'evento in sè, sebbene piccolo, poco pubblicizzato, e poco frequentato, comunque ha riscosso un successo notevole. E fino a qui, diciamo, il discorso non fa una grinza.

Ciò che però mi ha fatto riflettere è stata una scena in particolare; verso il finire delle esibizioni delle varie band, subito prima degli ultimi gruppi, la famiglia del ragazzo scomparso ha voluto dire due parole, salendo sul palco. Il papà, commosso, ha ringraziato la solidarietà e la vicinanza degli amici, ma anche quella delle band che, pur non conoscendo il figlio, si erano prodigate a suonare, venendo dalle più varie parti d'Italia, in totale gratuità, per puro spirito di solidarietà. Se però posso dire, ho visto una delle scene più toccanti della mia vita - nella quale ne ho viste di ogni - nel momento in cui a salire sul palco è stata la mamma di lui. La signora, fra le lacrime e non riuscendo a completare le frasi, ha dichiarato di essere emozionatissima, e ha ringraziato tutti, per poi andare via quasi immediatamente.

Osservare quella donna, osservare il suo pianto, che era quasi più di gioia e commozione per quanto era stato fatto in ricordo del figlio, più che di dolore per il figlio, ebbene, mi ha fatto capire che quel festival, che quelle donazioni, che tutto quello che era stato fatto aveva un senso, ed era stato fatto nella migliore delle maniere. Che era tutto giusto e che andava bene così. Ed è stato questo uno dei momenti, nella mia vita personale, in cui ho capito che veramente ciò che avevo fatto aveva raggiunto pienamente il suo obiettivo. Molto più di un esame universitario ben riuscito o di qualsiasi altra cosa.

E' stato tutto molto bello.

In onore e in rispetto di Denis, a cui, nel mio piccolissimo e nella mia totale inutilità sul web, questo post, in questo blog che normalmente trasuda di stupidaggini e lamentele, presenterà solo una tag, la più idonea.

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