martedì 29 gennaio 2013

"Un po' di guerra e fame".

In determinati momenti, è possibile rendersi conto di quanto ciascheduno faccia schifo. O perlomeno, di come ciascheduno creda di aver problemi, salvo poi rendersi conto che, come si suol dire, "c'è chi sta peggio di te". In poco meno di tre righe, esprimo uno dei concetti più banali della storia conosciuta dell'uomo, analogo solo al "oggi non fa freddissimo, ma il tempo non è più quello di una volta" e il "ci vorrebbe un po' di guerra e fame".

Ma la banalità non ne nasconde nè ne omette la veridicità, io penso. A maggior ragione oggi, nel 2013, l'era in cui l'internet è alla mano - e non è più il parco giochi di pochi nerd brufolosi o pedofili - e per cui ognuno può informarsi e documentarsi. Apri l'internet, eviti i commenti della D'urso, eviti le chiacchiere ed i piagnistei e scopri le verità, scopri di gente diseredata che vive di spiccioli, scopri di gente che subisce operazioni allucinanti dopo incidenti allucinanti, scopri di quel gruppo di brasiliani arsi vivi in discoteca (notizia dell'altro giorno), e vai avanti così.

Certo, la reazione più umana, io penso, sta a metà fra il "poverini, pensa a me che mi lamento perché non ho le Hogan" e il "eh però non posso mica sentirmi male per tutti". Il che è vero. Ed io, che sono stato accusato di pensiero tangenziale (me l'ha detto la mia significante altra, qualsiasi cosa significhi "pensiero tangenziale"), supero tutte le frontiere, e non solo soffro per queste persone, ma soffro anche perché non posso soffrire abbastanza.

Seriamente. A volte mi chiedo, non so come dire, perché non posso fare veramente qualcosa. O come sarebbe bello poter avere la possibilità di fare qualcosa. 

Mi fa notare Orson dalla regia che quello che scritto è essenzialmente incomprensibile e senza senso; perciò mi dò cinque meno e al posto. Mi risento venerdì, massimo lunedì prossimo, e cerca di essere preparato, se no son schiaffi e il debito non te lo nega nessuno.

D'altronde, mi diceva un filosofo, uno gentile che una volta mi ha pure offerto un muffin, che i filosofi moderni anzichè domandarsi le ragioni dell'essenza, si domandano come funzioni il pensiero; ecco, una roba così. Io, anzichè dispiacermi, mi dispiaccio perché non posso dispiacermi abbastanza. Mi sembra sensato, e se non lo è è probabilmente per la mia maratona di veglia delle ultime 48 ore, misto l'ascolto violento e forzato di Renato Zero a tutto volume da diverse ore. Non che la cosa mi dispiaccia. Mi ricordo una volta mia nonna, che mi disse "Eh ma Renato Zero è un po' ricchione, è bravo ma è ricchione". Ma sto divagando.

Comunque sia, povera gente. E talvolta appunto noi siam qui a grattarci lo scroto dietro a problemi dubbi; l'unica soluzione, io penso, sta nel prenderne coscienza. 


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