domenica 30 dicembre 2012

Eravamo quattro Holden al bar.

Ieri sera m'è capitato di uscire, e di andare, dopo tanto tempo, in un locale, un tempo punto di ritrovo del metallaro genovese; "un tempo" per le nuove generazioni, che le vecchie avevano un altro punto, e quelle prima un altro ancora. Diciamo che la mia stagione d'oro l'ho vista in quel locale.

Ho un appuntamento con alcuni amici, volevo salutarli dopo mesi di lontananza padana, per poi ritirare una copia di un disco che loro hanno inciso, dove io ho prestato, in cameo guest-star, la mia voce su un pezzettino; dopo mesi, mi metto "in uniforme", con completo nero, cappotto, camicia, anfibi, con quel look da dark pentito anni '80 che rispolvera gli anfibi perché sta andando a vedersi Robert Smith con la panza che suona ancora adesso.

Arrivo al locale abbastanza presto, non c'è quasi nessuno; c'è un giovanotto che conosco, molto più piccolo di me, estremamente molesto, di quelli che attaccano bottone per nulla, e che a tutti i costi devono farti vedere che sono fighi, per qualche motivo. Se parli di cibo hanno il parente cuoco, se parli di dischi han mille vinili, se parli di studi loro han la media del trenta; lo ignoro, mi infilo in un portone e mi appoggio lì, allo stipite, in attesa paziente. Escono un paio di persone, sono quelli che suoneranno stasera, chiacchierano fra loro e un altro tizio che conosco; questo ha una mezza distribuzione di dischi, è comunque un appassionato.

Gli altri due musicisti: una è una donna, e spiega agli altri due il suo ruolo di voce nel gruppo; poi allunga la minestra, puntualizzando le numerose diverse tonalità e modalità di canto. E poi d'altronde nel suo progetto musicale alternativo, con nome lunghissimo e macabro - in italiano, come usa - fa sfoggio di voci un po' alla Diamanda Galas (che se sentisse questo paragone probabilmente si sparerebbe, penso); e ancora, ancora, parla, mentre il tizio della distro già non la ascolta, e l'altro musicista, umilmente, racconta le sue poche esperienze. Si scopre che costui, finora modesto e zitto, studia/ha studiato vive/ha vissuto in nordeuropa; distingui l'uomo perbene dal cialtrone in questo momento: la donna riprende il discorso, e altre vanterie, anche io sono stata in Norvegia, ma d'altronde è caro, ma lì si sta bene, non come in Italia, e così via.

Questi rientrano; io mi accendo di nuovo la pipa e piango. Cioè non piango, piango dentro. Il molesto di prima ripassa, iniziando ad attaccare bottone con tutti; riprende il tizio che ha vissuto in Svezia (che è uscito di nuovo), e coincidenzialmente anche lui studia lingue. Il filosvedese - ovviamente - ha studiato svedese e norvegese, due linguette da poco diciamo; il molesto controbatte: lui fa inglese, difficile eh. Riesce la donna vanitosa di prima, e giù con la secchiata di luoghi comuni, e il progetto ambient-dark, ma una cosa originale eh, come anche il mio progetto black metal old-school, tipo primi Hellhammer però personale, non fotocopia. Ovvio.

Rientrano tutti, il vicolo è vuoto. Sembra una scena teatrale. Arrivano altri due. Uno lo conosco di vista e di nome (mi conosce solo di vista), l'altra l'ho vista qualche volta, è una delle tante che ronzano intorno a sti locali. Non è giovanissima, sarà almeno sulla trentina galoppante, truccata pesantemente. Ti domandi il perché. Si lamenta che sul cellulare non riesce a scaricare in fretta i Dark Funeral; lui le ricorda che dovrebbero sbrigarsi, perché fra un po' il concerto inizia, e il pezzo dei Cradle of Filth è meglio scaricarlo dopo. Lui ha pure una felpa di questi qua; fino a ieri avrei bollato entrambi come "poser", oggi non ne ho molta voglia. Lui lo conosco, è uno che va a tutti i concerti senza capire nulla; poi lo trovi su Facebook, a quasi quarant'anni, a scrivere di sè che è un angelo caduto, che odia Dio e le religioni, che è illuminato in un mondo di truzzi. A quarant'anni. 

Poi il dialogo degno del miglior film di Lynch. Arriva una terza, cammina piano, birra in mano e corpetto gotico; ha i riflessi rallentati. Inizia a parlare con gli altri due, tutti e tre coi riflessi rallentati. Sembra uno di quei dialoghi che vedi nei filmini educativi contro la droga, dove ti spiegano che la droga ti rende lento e stupido. "Ciao". Pausa. "Come state?". Pausa. "Bene". Pausa. E così via. Ascolto il dialogo e maledico il momento in cui ho deciso di non portarmi l'mp3, stasera, e di non potermi turare le orecchie coi DEVO a palla. La coppietta di disgraziati sta insieme da un mesetto scarso, si sposano a novembre prossimo; dopo un annetto. Penso che si tratti delle ultime spiagge, tutti e due superano i 30 da un pezzo, forse è ora che si accasino o non lo faranno mai. Lei però si lamenta, non riesce a divorziare da quel bastardo dell'ex, non gli gira gli alimenti; poverina, mi spiace un po'. Sono sensibile ai matrimoni; la terza ragazza chiede da quanto va avanti la storia con gli avvocati.

"Quindici anni", fa lei. Se questa farà 35 anni ora, così ad occhio, massimo 40, a che cavolo di età ti sei sposata? A venti? E ci credo che ora ti sposi con un protoplasma come quel tizio dopo un mese di fidanzamento. Che poi lui l'ho sempre visto, fino a ieri, con un'altra, chissà che vita ha. Nel frattempo loro rientrano, rimango solo nel vicolo; arriva uno col cappello da caccia all'incontrario, è Holden Caulfield. 

"Ehi ciao vecchio, che fai qui?"
"Cosa ci fai tu qui, Holden"
"Sono una proiezione della tua mente, lo sai, stai diventando pazzo, hai evocato prima Critone, poi Orson, ora me, sono qui per rappresentare la gioventù e la stupidità dei ragazzi giovani"
"Grazie Holden ma passo, capisci, già mi lamento di mio"
"Sì infatti, però" - e si gira il cappello per bene - "Adesso basta parlare direttamente di me, così sul tuo blog di merda risparmi tempo, Cristo santo"
"Holden, guarda, grazie, ma non fare casino, insomma aspetto gente"
"Ma se sono due ore che stai qua a chiederti come cazzo fa la gente a vivere a sto modo?"
"Holden..."
"Comunque guarda, vado dentro a farmi una soda, me la devono dare, non li dimostro mica 17 anni, se no fai una cosa, me ne offri una tu, che tanto puoi"
"Holden ti prego"

Holden entra, io riaccendo la pipa e mi domando di nuovo perché. Arrivano i miei amici. Parole, chiacchiere, strette di mano. Parole su progetti musicali futuri con uno, qualche ricordo domestico con un altro - abitavamo vicini - e qualche parola sui loro concerti col terzo. E un po' mi rattristo, non so perché. Io sono andato via, io sono a Padova, penso, però la situazione qua è uguale. Torno e questi suonano, lottano per un palchetto, per una data, e son sempre qua; io mi preoccupo, loro anche, ma la loro vita è questa, la loro vita è suonare, è il palco, il cd, la promozione, l'etichetta. Poi penso che io mi preoccupo di tutto, di come cambio o non cambio, di quanto la situazione sia o non sia la stessa, e allora mi viene un'idea. Entro nel locale, c'è Holden che litiga col barista.

"Dai capo ho 18 anni, dammelo un whiskey, Cristo santo!"
"O carta di identità o niente, che mi vengono i carabinieri"
"Dai capo"
"Garantisco io per lui" - mi intrometto - "E fanne uno pure a me"
"Grazie vecchio"
"Holden, stai a sentire..."
"Dimmi"
"Ma io, esattamente, non sono come questi qua no?"
"No vecchio, tu hai troppi problemi, e soprattutto..." - gli servono il liquore - "Oh grazie"
Lo butta giù alla goccia, fra cinque minuti sarà sbronzo e rifarà il trucco della sparatoria.
"E soprattutto tu non sai, tu non hai deciso, nè capito, quale sia la tua vita. Se l'avessi capito, la perseguiresti e saresti sempre uguale anche tu, come loro. Ma siccome non lo sai, cambi, e la vai cercando"
"Non mi stai dicendo mica che..." "Lo sto dicendo sì capo" - mi interrompe, il maleducato.

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