sabato 3 novembre 2012

Vesti la giubba, che fa freddo.

Mentre i più vanno al Lucca Comics, io sto a casa mia a Padova. Ci volevo andare anche io, accidenti, e avevo anche progettato un ricco cosplay da Inquisitor-Witch  Huntet di Warhammer 40k, ma poi, vedi i casi della vita, fra soldi, poca sbatti e impegni vari ho lasciato perdere; perfino la mia significante altra voleva andarci - perlopiù nella speranza di incrociare il suo idolo, un noto fumettista romano che non riporto per non propagandare - travestendosi da armadillo (e questo dovrebbe dare indicazioni su chi sia costui). 

Ed invece non ci sono andato. E son rimasto qui. Pazienza, risparmio soldini che investirò in cose utili, tipo in macchine del caffè americano da mettere sulla scrivania (cosa che ho effettivamente fatto); come mi ha detto un'amica, ci voleva poco a "far casa" anche qui, e a rendere la propria stanza ospitale per rendere il rientro meno traumatico. Questo perché, in effetti, passare da casa propria - dove per forza di cose è tutto "perfetto", è tutto tuo, bello sistemato e tutto - a una casa dove è tutto un po' approssimativo (hai l'armadio mezzo vuoto, le pareti spoglie, eccetra eccetra) fa un po' specie, come dicono i liguri. E allora via, ci compriamo una bella macchina da caffè americano, come a casa, così il risveglio è molto più piacevole (e più rapido: vuoi mettere alzarsi ogni mattina, caricare la caffettiera, aspettare che si faccia, prendere dell'acqua calda, allungare il caffè espresso e bersi tutto quanto tempo porta via rispetto ad accendere un tasto?).

A parte il caffè, pensavo l'altro giorno che l'alimentazione media dello studente fuorisede varia drammaticamente, perlopiù in base al fattore tempo; per dire, l'altro giorno ho pranzato (o cenato?) con qualcosa di estremamente piatto, tipo pasta aglio olio e peperoncino. Ieri sera, involtino di pasta sfoglia con funghi, tilsit e salumi di cavallo; a prescindere dalla mia evidente schizofrenia gastronomica, risulta chiaro che se hai tempo (e voglia) prepari anche qualcosa di umano (rendendo, di nuovo, la tua permanenza fuorisede accettabile), altresì finisci servo di piatti affrettati e discutibili, di panetti, snacks e rumenta varia. O peggio ancora di piatti pronti: l'altro dì, avendo urgente desiderio di una zuppa calda, mi son comprato una crema di carciofi in busta (mi han preso le voglie alle sette e mezzo di sera, manco fossi una puerpera; a quell'ora difficilmente avrei avuto la sbatti di farla a mano), e niente, faceva veramente pena. Una roba verde generica, con un vago retrogusto di verdura. Anzi, di verde, manco di verdura. Mai più nella vita. Pentito dalla cosa, ho acceso un cero a Ho Chi Min e ho giurato di non farlo mai più.

In compenso noto che il problema sembra comune e diffuso; c'è la mia significante altra che, qui, ha come uniche fonti di vitamine le zucchine e i succhi di frutta in brik (per sua ammissione), il che mi fa pensare bene. O perlomeno di non essere solo. 

Fattostà che la questione "cibo", per un fuorisede, sembra sempre una croce; almeno, a me lo sembra. Dopo un primo periodo di disperazione gastronomica, tipo "oh mio Dio sto spendendo troppo in spesa", ho superato la fase, e ora si vive ragionevolmente; cioè, continuo a spendere poco, ma almeno spendo in modo sensato. Non che a qualcuno importi.

Anzi, visto che non importa a nessuno, e che ho appena messo su Lotus dei Mumbai Science (per un totale di 5 minuti circa ancora da scrivere), concluderò aggiungendo il fattore "spesa" nelle questioni "difficoltà annose per il fuorisede", che quindi oggi si compongono di:

-1) Coinquilini: confida di averne di buoni, non necessariamente di silenziosi/tranquilli o altro. Proprio di regolari, di sani di testa. E confida di avere delle relazioni umane con loro; nessuno vuole avere uno spettro per casa che entra/esce dalla sua stanza, non saluta quando passa e tace tutto il dì.
-2) Spese: le spese extra sono sempre la legnata del fuorisede, costringendoti sempre a scelte, tipo "vivere nel degrado e risparmiare" o "spendere normalmente e vivere bene". Per la serie: ho freddo la sera, mi compro diecimila coperte e le impilo, dando al mio materasso un aspetto da campo nomadi, o spendo qualche moneta di più e compro un solo piumino di IKEA? Io in genere sono per la prima.
-3) Spesa alimentare: vedi sopra, ma più grave. Mangio una fetta di carne gettata in padella e amen o spendo qualche spicciolo per accompagnarla con una cipolla, un contorno, una salsa? Problemi tuoi, amico.
-4) Pulizia della casa: vedi alla voce "coinquilini", e aggiungici "spera che non sporchino". 

Questo per dire che anche oggi sono un po' depresso, e quindi seguo un filo-logico di pensieri un pochino più duro da seguire; tuttavia, moderno Leoncavallo, vesto la giubba e rido, pagliaccio, del duol che mi avvelena il cuor. D'altronde, molte volte, moderno Jackie Accondiscendente (in realtà nessuno può conoscere Jackie - era il soprannome di un amico, soprannome che peraltro è stato usato una sola volta e citato un'altra) - preferisco evitare di discutere; sia perché non amo, come dire, dare fastidio al prossimo (cioè preferisco starmene), sia perché molte volte noto che non ha senso. E' vero che effettivamente io mi lamento sempre, per molte cose, ma è anche vero che spesso nessuno mi sta a sentire (salve Cassandra), quindi bof, dopo un po' mi dico "lasciam stare così" e lascio correre. Tanto...

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