giovedì 22 novembre 2012

Öcalan.

L'altro pomeriggio m'è tornato in mente uno dei grandi momenti di umanità tipici di mio papà, che come molti sanno si può definire un "personaggione"; ora non sto qui a sottolinearne i picchi più belli, e nemmeno quelli più brutti (perché non fan ridere), però racconterò in breve questa cosa che m'è, appunto, venuta in mente. Diversi anni fa, ai tempi del conflitto curdo, ricordo che mio padre si espresse con grande finezza e cortesia a favore, credo, dello stato di polizia; o perlomeno, non ricordo bene cosa disse, ma il senso era quello. Ricordo infatti che, guardando un telegiornale, o qualcosa del genere, disse che era vergognoso che all'estero - e si riferiva alla Turchia e al Kurdistan in guerra - la gente si limitasse a "tirare su l'accendino e dire a voce bassa "Öcalan, Öcalan"", mentre qui in Italia urlano "mi dò fuoco!" e ci si getta dai palazzi. Cioè in poche parole approvava gli stati di polizia, dove i manifestanti vengono menati a sangue e perciò sono costretti a ridurre le loro esternazioni, mentre disapprovava i poveracci costretti a gesti estremi.

Come spesse volte ho detto, quelle frasi mi rimasero impresse; intendo dire, è certamente un parlare vergognoso, ma l'età in cui mi capitò di udirlo mi colpì. In effetti, mio papà è sempre stato di vedute decisamente dure e rigide - cosa insolita, vista la sua provenienza e origine da certi stati del Sud del mondo, dove le dittature si cambiano come i calzini, e non di rado esternava questi sentimenti di disagio, quando non di disprezzo, verso molte etnie/popoli/società. Diceva spesso una mia cara amica, e lo ripeteva anche un altro amico (cosa che mi fa pensare, quindi, che sia vero, visto che, come si suol dire, "lo dicono tutti"), che è un miracolo che io sia uscito così, visto il contesto. 

Ma a parte questo, la situazione procede bene, tutto sommato; riflettevo in questo periodo su varie questioni, prevalentemente legate alla vita, alla vita universitaria e allo sviluppo di questa, nelle sue trame e nei suoi impatti nella vita "in generale". Riflettevo su argomenti ad ampio respiro, poiché si sa, ho la tendenza a portare in grande argomenti piccoli, a trovare il generale dal particolare, come si suol dire. Riflettevo, ma poichè le mie meditazioni non sono ancora pronte, me le terrò per me.

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