sabato 6 ottobre 2012

Comunque Maria Callas spacca i culi.

Una volta, un saggio - ma un saggio vero eh, mica un cialtrone come Fabio Volo - aveva detto che "fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare". Evidentemente era anche un saggio ligure, vista la metafora marinaresca. O forse, come mi suggerisce Critone dalla regia, era greco, dato che anche i greci, pare, avevano una qualcerta capacità navigativa. Si dice navigativa? Navigatoria? Natante? Boh. Io queste cose non le so, ho la terza media a fatica, presa peraltro per anzianità di servizio. 

Comunque sia, pensavo a quest'antico adagio. Oggi, un sabato sera ore venti e cinquantanove, è quasi una settimana di vita da fuorisede; martedì, per essere proprio pignoli, sarà una settimana piena. Ho escluso il weekend, diciamo. E dunque, che dire e che pensare. Dire e pensare che si va, come era prevedibile, o, come dicono i galli, ca va sans dire (espressione che, pur non avendo idea nè di che significhi nè tantomeno come si pronunci, mi piace assai perché fa uomo di mondo, come la Mastercard e il sigaro), ad alti e bassi. A volte, la vita del fuorisede presenta gli indubbi vantaggi della tranquillità, dei propri orari, delle proprie scelte (dalla lista della spesa all'evidente gusto di potersi esibire, per esempio, in una versione della Traviata a rutti, con buona pace di Maria Callas), eccetra eccetra eccetra. Ma presenta anche indubbi svantaggi; i quali, nel mio caso di uomo di casa più casalingo di una chiocciola, non sono le noie domestiche (lavare, pulire, badare alla lavatrice ecc ecc), nè la convivenza schietta coi coinquilini (dopo le vicende mitologiche con la mia nota coinquilina, figuriamoci), bensì piuttosto due grossi ostacoli: la noia/solitudine (che potremmo eventualmente riassumere con una sola parola, sebbene imprecisa: tedio) e i soldi.

La prima tende a manifestarsi specialmente in momenti come questi: sabati sera; difficile convivere con cinque persone, tutte della zona, tutte pronte a farsi il weekend a casa loro. Perché, com'è normale, ti piantano in asso per andarsene; fortunatamente, almeno per ora, rimango qua con la mia significante altra - con un frigo pieno di Peroni e un pc carico di puntate di X Files, giusto perché gli anni '90 non finiscono mai. Poi, si vedrà; lei scenderà ed io rimarrò solo come una scarpa spaiata? Fraternizzerò con qualche (altro) studente di ebraico e passerò con essi i miei futuri weekend? Non si sa, "tomorrow never knows" come dicono gli ungheresi, e quindi vedremo. Certo, l'eventualità di stare da soli soletti solini non è proprio incoraggiante, specie se pensi che tutto il tuo mondo è a quattro ore di treno da te, ma pazienza, si tira a Campari. D'altronde, almeno per adesso, i vantaggi superano gli svantaggi: siamo con la suddetta significante altra (un piacevole caso di ricongiungimento familiare), andiamo a lezione, studiamo ebraico, ci rilassiamo un po' lontano da casa e dalla mamma, insomma, via, ci siam capiti. La solitudine si affronta, la noia ci lavoreremo, ecco.

Più difficile è la quistione finanziaria; difficile dormire sonni tranquilli, come diceva il mio bassista (che di professione fa il pasticcere, così, per dire), quando non sai quanti soldi hai. E appunto, quanti soldi ho? Posso stare qua a Padova senza problemi? Non si sa, le fonti ufficiali dicono di sì, ma facendo cadere ogni soldino come una mancia epica e divina, non si riesce a capire. Chiedo a mia mamma: "posso andare tranquillo? Abbiamo i soldi?", e la risposta è un qualcosa di simile a "Sì, forse, però io non ne ho". Letteralmente. Che, interpretato da Critone e soprattutto da Osvaldo, che di soldi se ne intende, si può tradurre con "oggi guadagno poco, ma in assoluto ho dei soldi da parte che puoi usare senza scialare". La risposta sarebbe anche accettabile, se non fosse che non so un tubo di quanti essi siano, e quindi non ho idea di quanto posso spendere. Del tipo che se spendo 5 euri in birre una sera mi sembra di aver crocifisso Cristo (vabbè, forse non è il paragone più felice, dovevo usare qualcosa di serio), e quindi non so che fare. Ovviamente, il mio cervello ragiona in modo massivo, come dico io. Per cui, per esempio, se mi prendo il raffreddore (come per esempio accade adesso), sicuramente nelle ore successive degenererà in febbre, poi in polmonite, poi dovrò riempirmi di farmaci per poter uscire di casa eccetra eccetra. Naturalmente non succederà nulla di tutto questo, ma funziono così; le persone di questa categoria, in genere, le chiamano "menagramo". E in effetti è vero. Per estensione, se non so quanti soldi ho, e ne spendo (forse?) qualcuno di più, il pensiero di cadere nella miseria nera sotto un ponte si materializza, così come quelli della disoccupazione ed affini (van a braccetto, bastardi). E allora? 

E allora niente, questo per dire che stasera, con la casa vuota e il borsellino che scotta (forse e senza saperlo) sono un po' depresso. Ma penso che poi passerà, penso a Zio Paperone immerso nel ghiaccio del Klondike (fatto storico, come diceva la mia prof di filosofia e storia al liceo, giuro), e allora penso "che sia odio o che sia amore, passerà" (come invece diceva, credo, Massimo Ranieri).

Buona camicia a tutti.

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