domenica 23 settembre 2012

Orson molla la bottiglia e vieni qua.

Non sono pronto.
Nonostante tutto, non sono pronto.

Lo diceva un noto personaggio dei fumetti, ideato da un celebre autore italiano che ha ottenuto la fama per questo suo ironico, spiritoso e buffo personaggio, nato come caricatura e parodia ma poi cresciuto fino a diventare un personaggio a tutto tondo. Non dico qual'è per non supportarlo - visto che non mi fa più ridere.

Comunque no, non sono pronto. Nelle ultime settimane, nelle ultime turbolente settimane, ho visto montarsi e smontarsi diversi orizzonti ed orizzonti diversi, ho visto futuri prendere forma come previsto, sciogliersi come neve al sole, essere sostituiti da futuri altrettanto interessanti, perdersi di nuovo, e ancora riformarsi. Ed adesso? Ed adesso non lo so.

Adesso, sarebbe ora di mettere ordine nei pensieri e nelle cose da fare e da pensare. Perché è improbabile cercare di gestire una situazione nuova se non si ha chiaro in testa il dafarsi. Perciò ora ci mettiamo su a bomba una ricca compilation di cazzate e brani sparsi, principalmente Eleanor Rigby, Djobi Djoba e altre robe da persone che hanno passato i quaranta, e ci riflettiamo. Allora, Critone, che sta succedendo? Perché non mi hai svegliato? Eri qui da molto?

Da molto, o Critone. Ma non ti ho svegliato.

Come alcuni di voi fan ricorderanno (quali fan? Ho meno fan io di Mouth of Mencia), ho smosso mari, monti e pensiline dell'autobus per cercare una sistemazione a Padova. A Padova, per studiare quello che volevo studiare, per arrangiarmi da solo, per uscire di casa, per scrollarmi dallo stato di noia e inattività mortale degli ultimi mesi, dalla laurea ad adesso. Ma anche per de-diradare i rapporti (vedasi in passato), perché appunto, come dicevo, nonostante tutto non sono pronto.All'inizio tutto pareva, come in Medea, essere perfetto e piacevole; "everything went better than expedition", come si suol dire. Tutto sembrava essere perfettamente inquadrato. La residenza universitaria, la borsa di studio, tutto sarebbe filato, concedendomi di partire senza soverchie preoccupazioni, salvo il dover per un po' interrompere la vita quotidiana - i soliti amici e le solite cose - per dedicarmi a una novità, che sarebbe stata piacevolmente inframmezzata da rientri alla quotidianità (cosa che peraltro ne avrebbe aumentato il valore), e via. 

Da dire che, a onor del vero, la novità sarebbe stata preferibile, a dire il vero. Sia perché c'è il nuovo che avanza, perché c'è l'interesse, la curiosità, la fame di futuro, sia perché la novità corrispondeva al ritorno ai vecchi rapporti. Perché appunto, nonostante tutto, nonostante i convincimenti logici e gli autoindottrinamenti degni del miglior padre Amorth, non ce la faccio. Nonostante tutto, la mente e i sentimenti procedono in direzione diverse; gli sforzi di "cercare di farcela" e di "cercare di stare tranquilli" anche senza la mia considerevole altra si infrangono contro una semplice questione: l'emotività. Finchè, diciamo, mi controllo, rimango tranquillo, in condizioni ideali, riesco a guardarmi allo specchio, a mentire a me stesso (essendo io un gonzo, è facile), e dirmi "Ma sì che ce la fai ciccio, dai su". Il problema è che al primo ostacolo, tutto crolla, e dico "No, non prendiamoci in giro, non siamo in grado neanche di tirarci su dal letto"; e difatti dico: meno male che ora torno su. 

O che de-dirado i rapporti. Ma poi realizzo che tutto questo discorso non ha senso, che tutto questo è malato, non è sano, non è normale dipendere incondizionatamente da una persona, no. E che quindi dovrei dire: "Bene vedersi spesso, ma non vedersi fa bene, tonifica". E poi di nuovo cambio idea e ricomincio il ciclo. Non mi ricordo cosa stessi dicendo.

Ah sì, che insomma, per me il trasloco significava principalmente "Ritornare a vedere spesso la mia considerevole altra". E quindi via, le condizioni ideali pianificate e questo "premio esistenziale" erano segno di qualcosa che finalmente quadrava. Malauguratamente, errori tecnici discutibili e altre menate, che non stiamo qui a raccontarci (principalmente per dare un taglio a questa lagna, e perché mi sono scocciato di ripremere "play" per far ripartire Djobi Djoba da YT ogni tre minuti e ventotto secondi circa), la cosa è saltata. Riassumo le settimane dagli errori tecnici ad oggi con una serie di immagini di me, scocciato, che prendo appuntamenti per mezza Padova, giro mezza Padova, prendo porte in faccia, rifiuti, bidoni dell'ultimo minuto, discuto con la mia coinquilina (mia mamma, per specificare, visto che mi sa che fra un po' l'andazzo cambia), cerco di capire quanti soldi ho, quanti non ne ho, di capire precisamente quanto sia povero o meno, organizzo trasferte, pianifico viaggi, regolo cose, faccio i conti precisi di quanto debbo o non debbo spendere, fino a trovare una sistemazione presumibilmente definitiva, e che in realtà per ora è definitiva solo perché ho detto a tutte le parti in causa (che non comunicano fra loro) che avrei parlato con tutte le altre e di tenere la casa.

Insomma, storiacce. Ora, da semplice, l'inseguimento della significante altra è diventato complesso e costoso. E difatti m'è un po' sceso l'umore (ma forse un po' si notava, c'è Orson di là che beve a fiumi). Ora uno dice: qual'è il problema? Il problema è che, essendomi sceso l'umore, siamo tornati alla situazione di cui sopra: qualsiasi cosa sembra insormontabile, difficile, e la mia baldanza è crollata un po', come il dio azteco che rifiutò di sacrificarsi per diventare il sole; un altro lo fece al posto suo, e lui, deluso, si uccise subito dopo, diventando solo la Luna. Ed insomma, mi rendo conto che, nonostante tutto, alla soglia di un cambiamento piuttosto notevole sia normale essere presi male. Mi rendo conto di desiderare di essere sempre supportato dalla mia significante altra, ma mi rendo conto di capire che è impossibile. Di nuovo, mente e sentimento litigano duro, in due angoli diversi (il sentimento lo riconosci perché ha le braghette rosse). E perciò mi domando: quanto di quello che sto facendo, quanto di quello che sto pensando, quanto di questo senso di dispiacere è sensato?

Nessun commento:

Posta un commento