sabato 1 settembre 2012

Fettina Amadori.

E' venuto, tutto di colpo, il freddo. Cioè non proprio freddo freddo, ma un piacevole freschello, quanto basta da doversi mettere i pantaloni lunghi e, la sera, una giacchetta. Cosa che, dopo almeno un mese di appiccicume, non può che farmi piacere. Il freddo pungente mi stuzzica sempre, mi risveglia le idee, mi dà voglia di lavorare; mentre ovviamente il caldo mi ottunde, mi rende apatico, pigro. Il freddo stimola il cervello. Per estensione, poichè com'è noto io sono Cassandra - e prevedo il futuro - ho iniziato a festeggiare il freddo prima ancora che esso arrivasse, preparandomi un viaggio a Londra - d'amblè, come dicono gli ungheresi - per fine mese.

Questo perché, come già detto, sono un vip, e a me non capitano cose tipo "ho incontrato un amico per strada", ma minimo minimo "mi trovo a un concerto rap sudafricano" o "domani vado a Londra". Non domani, eh, ma il senso c'è. Fattostà che ho pagato una cifra considerevolmente scarsa per quattro giorni nella capitale morale degli hipster di tutto il pianeta, per me e per la mia considerevole altra. In effetti mi rendo conto che "considerevole altra" è un termine realmente orrendo, ma capitemi: gli inglesi stessi usano dire "significant other" per indicare il partner, quindi ho provato - senza un motivo ragionevole - a tradurlo. E no, fa schifo.

D'altronde ci sono un botto di cose, nella lingua inglese, che fan pena a cercare di tradurle. Ma questo onestamente non penso importi a nessuno. Buffo che ci siano cose interessanti, tipo la riproduzione dei celenterati, che non interessano a nessuno. Quelle tipiche conoscenze-senza-una-ragione che ti possono venire solamente da due cose: uno studio estremamente settoriale, oppure una combinazione di insonnia e "pagina a caso" su Wikipedia. E quest'ultima cosa è uno dei miei sport preferiti. Così ho potuto apprendere quanti km manchino alle cascate del Niagara per poter erodere la distanza fra loro e il lago (32 km), e anche quanti anni ci vorranno (mi pare 5mila, ma potrei errare). Ho potuto apprendere anche, per esempio, che, sebbene il "belgian beat" sembri sottintendere degli artisti belgi, in realtà la maggior parte degli esponenti del genere erano italiani, tipo il Dr. Phibes.

A proposito di Dr. Phibes: ricordo distintamente di aver visto e apprezzato il film, con uno straordinario Vincent Price nella parte del dottore, ma non ricordo assolutamente quando. Il che è buffo, considerato che vedo pochissimi film e quasi sempre in qualche particolare occasione. Ricordo però di averlo visto con la mia considerevole altra. Ah no, questo non dovevo dirlo.

E' tutta colpa dell'inglese, che ormai ci pervade. Anche se c'è ancora gente (tipo io) che ha ancora delle feroci difficoltà di pronuncia. Anche Cesara, sul Tg5, le ha, pronunciando il nome del parco dello Yosemite (pron. "IOSEMAIT") come "IOSMìT". L'unica differenza fra me e Cesara è che io non sono un giornalista professionista, e quindi non sono tenuto a pronunzie perfette.

Peraltro, stasera il Tg5 ha proseguito con i soliti, tristi servizi sulla crisi, denunciando dati apocalittici che, al giorno d'oggi, mi fan ancora girare le scatole. Ancora oggi devo sorbirmi il servizio sulla signora che "compra libri e quaderni per i figli che vanno a scuola" e spende almeno 500€. Accipicchia, cinquecento euro. Come anche gli altri servizi dove "la spesa costa milioni". 
Io saranno almeno almeno 6/7 anni che vivo "in povertà", con il solo stipendio di mia mamma. Non intendo vantarmi, nè buttarla sul tragico o sul patetico, ma in tutti questi anni ho imparato ad arrangiarmi benissimo nella spesa, riuscendo a mangiare dignitosamente ogni santo giorno senza spendere l'ira di Dio. Quello che mi scoccia non è tanto l'atteggiamento spesso sprecone di chi "ha", e quindi si permette spese, diciamo, meno oculate. Bensì mi scoccia l'atteggiamento sospettoso e diffidente all'affermazione "io risparmio sulla spesa".

Capiamoci. Molte volte, quando dici a qualcuno "risparmio sulla spesa", si figurano due scenari:
1) Spesa minima, escludendo decine di prodotti e vivendo di qualche combinazione estremamente povera, livello pane e acqua o pasta e sugo. Spesso, quando si pensa questa cosa, si immagina di stare parlando proprio con qualcuno che vive di scatolette, di pasta in bianco, di miseria, che ovviamente è bramoso di salumi e culatelli.
2) Spesa quasi normale, in supermercati misteriosi e oscuri, i mitici "hard discount" della leggenda. Mai visti nella vita. La gente si figura, spesso, l'esistenza di un solo prodotto. Esiste il frollino Mulino Bianco, esiste il Pavesino, amen. Il biscotto del discount probabilmente è macinato con la farina di ossa di bimbi cinesi, secondo molta gente. Tralasciando il solito - e noto - discorso del "lo stabilimento e il produttore sono gli stessi, il prodotto è identico ma senza marchio", trovo la cosa realmente triste. Cioè trovo triste che la maggior parte dei consumatori sia "intrinsecamente" un consumatore, inabile ad andare oltre il proprio naso.

Conosco caterve di persone che possono solo comprare. O prodotti di marca, o prodotti bilogici/equosolidali da abbracciaalberi, ma sempre solo comprare possono. Ed in entrambi i casi, prodotti di un qualcerto marchio. Mai un prodotto da discount. Non si fidano. Ed in entrambi i casi, nessuno dei due cercherebbe di produrre lo stesso prodotto in casa. Quindi rimangono consumatori, all'osso.

E' questa la vera essenza della crisi in Italia: il perdersi in un bicchier d'acqua nel fare la spesa. Non puoi comprare la fettina panata Amadori? Hai mai considerato l'ipotesi di prenderla in un supermercato meno caro? No? Bravo. E di farla in casa? Non se ne parla.

E poi la gente soffre la crisi. Ma tenetevela, io mi faccio il pane in casa e la crisi, a casa mia, non si sente. Con 1000 euro al mese e l'affitto.

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