venerdì 20 luglio 2012

Gente coi soldi ma senza il cervello.

Comunque, stavo riflettendo oggi, in treno, con Critone, su alcuni argomenti a me notamente cari. 
Lo so che manca il riassunto di qualche puntata precedente, ma se lo facessi scriverei un robo tristissimo tipo Beautiful, che comunque sicuramente scriverò a breve, ma ora no. 

Insomma, per farla breve, caro Critone, oggi ero in treno, rientravo da Padova con la mia fidanzatina, e stavo lì a cincischiare e a far passare le quattro e passa interminabili ore del viaggio Padova-Milano su un regionale. Mentre ero lì, diciamo all'altezza di Desenzano o simili, è salita una giovine ragazza, o Critone, che mi ha messo in gravi difficoltà. Piuttosto alta, slanciata (anche dai sandali con zeppa), magra, fisico abbastanza da modella, bionda, ben curata (del tipo: unghie di mani e piedi ben curate e smaltate), gonnellina di jeans corta ma non cortissima, maglietta di cotone fino molto larga (modello con spalle scoperte), diversi bracciali in argento, anelli, borsa LV. E fin qui.

Fin qui uno potrebbe ricostruire il classico identikit della "ragazza ricca". Ma il tutto era impreziosito da un gilet di jeans chiaro, manica strappata (quindi gilet-che-un-tempo-era-una-giacca), borchie quadrate sulle spalle e modello killer sul colletto. Problema: quanto stona un capo così su una ragazza come suddescritta? Molto, in teoria; ma pochissimo in pratica, vista la moda odierna che recupera capi di questo genere (che la gente chiama "vintage" o "alternativi") e li abbina a capi costosissimi. Quando addirittura non li crea da zero: è il caso degli orrori tipo il gilet di cui sopra, che certamente non è mai stato una giacca, non è mai stato borchiato, non ha mai visto concerti, festival o scorrazzate in moto, nè birre e chiazze di vomito, ma probabilmente è stato recuperato in qualche lussuosa botique del centro per un prezzo vergognoso.

A prescindere da quanto sia ridicolo che un capo "da poco" si trovi a prezzi assurdi - per pura moda - nelle vie del centro, e a prescindere dal fatto che se io, povero negro, indosso un gilet così sembro uno straccione, ma che detto gilet è il top su una ragazza ricca, si può notare la tristezza intrinseca di questa cosa. La tipa aveva anche, in borsa, delle scarpe modello Converse, coperte di borchie; un tipico articolo da punk anni 70, oggi rivisitato in chiave "chic-casual". Cioè un modo come dire "ti voglio sembrare un po' trasandato e un po' ribelle, ma non rinuncio alla mia eredità di riccastro". Mi fa l'effetto, non so, del riccone sfondato che beve birraccia da poco per tirarsela da povero, e per pulirsi la bocca dallo spumante Moet. 

Che poi, qual'è, o Critone, il senso del "fingersi povero"? Non trovi che sia la crudeltà dei ricchi? I ricchi che assumono aspetto, costumi e superficiali abitudini dei poveri, degli alternativi, di tutte quelle persone che non sono e non saranno mai, per divertirsi? A volte, la mia fidanzata biasima le persone che, pur essendo povere o di classe sociale umile, ostentano ricchezza e lusso (vulgo: il classico burino ostiense con 500 euro di bracciali d'oro addosso e tuttavia incapace di mangiare senza gomito a tavola); ma non dovrebbe essere biasimato, forse anche di più, il contrario? Secondo me sì, anche per un motivo: tu indossi una maglia coi buchi per moda, io perché non posso permettermene una nuova. E tu, così, deridi la mia situazione, implicitamente. Come la gente che impazzisce per "il cibo povero" o "il piatto tradizionale", che magari paghi l'ira di Dio in un ristorante del centro, ma fino a ieri era il piatto del poveraccio di questo o quel paese (e peraltro, se ti fosse stato offerto nel suddetto paese nelle condizioni "originali", probabilmente l'avresti schifato).

Che amarezza.

1 commento:

  1. o Socrate, evviva evviva lo zuppone di ceci che fa scoreggiar

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