martedì 10 luglio 2012

Alla Ralph Lauren preferiamo la maglia dei Satyricon.

E' di nuovo quel momento.
Quel momento in cui ti infurii casualmente contro persone inconsapevoli per motivi terzi e sconosciuti. Quel momento in cui te la prendi a caso, che se inveissi contro il signor Josè Hernandez di Buenos Aires saresti altrettanto casuale. 

Cosa sta succedendo? Succede che, puntuale come le tasse, la morte e Mario Monti, come ogni dieci-quindici anni, spuntano i parenti misteriosi e sconosciuti. Situazione: dei parenti provenienti dalle profondità del Suditalia decidono di fare la tournèè nel Norditalia. Puntualmente perciò si informano sulle mie misure fisiche, con l'intento - manco tanto nascosto - di acquistarmi un qualche indumento per regalarmelo, a mezzo fra il tributo ospitale e il regalo sincero. Tuttavia, si aprono alcuni problemi.

1) Costoro provengono dalle profondità del Sud. Dalla provincia. Da luoghi di mentalità provinciale, dove la gente la sera va a fare serata a Napoli. Capirete che "il capo di abbigliamento" regalato da persone del genere non è di certo una maglietta degli Impetigo. Ma nemmeno una maglietta. Ma nemmeno una polo Ralph Lauren. Minimo minimo è una polo Baci & Abbracci, o una maglietta a V Armani. Non che mi dispiacciano, in assoluto, ma il rischio "burinata pazzesca da lido di Ostia" è forte.

2) Per quanto voglia bene a questi parenti, per quanto lontani, non li sento da circa dieci anni. Una telefonatina, nel mentre, non ci stava male; ed una telefonatina A ME, per chiedermi "ciao ciccio, vorrei farti un regalino, cosa ti piacerebbe?" sarebbe stata simpatica.

3) Ovviamente chi si occuperà della mediazione fra me e i parenti misteriosi? Chi ha risposto "tua mamma" sbaglia, perché non sa che una delle fonti di male della famiglia è altresì mia nonna (v'è del matriarcato in tutto ciò); ovviamente, cosa va a dire mia nonna? Dipinge di me una figura leggendaria e conforme agli standard del ventiquattrenne di buona famiglia, polo, jeans, sneaker costosa, felpetta al collo, capello corto, laureato con massimo dei voti e con un lavoro sicuro e prossimo. Direi che siamo ben lontano dallo standard reale, disadattato sociale, maglia dei Blasphemy, jeans H&M bucato, Nike in saldo da Footlocker, felpa di Pacman comprata su internet, taglio alla Skrillex (solo in parte), laurea al massimo dei voti (senza kicker da professori compiacenti, però), senza lavoro e respinto anche da chi cerca un derattizzatore.

4) Perché? Per la vergogna. La vergogna sociale di dover fare le gare col resto della famiglia (tipo due sorelle: mio figlio è meglio del tuo), la vergogna del "chissà cosa pensano", la vergogna del "non diciamo che ti han bocciato una volta". Le figuracce si fanno, ma tipo col Presidente degli Stati Uniti (che poi essendo negro, dai, che figuracce faccio?) o con uno che minimo minimo dev'essere San Pietro. Con un cugino o un parente? Dai, gli dici "son stato bocciato", ci si offre un calicino di rosso buono e si beve in famiglia. Perché questo uno dovrebbe fare, così dovrebbe essere: una famiglia, una riunione di gente che si vuol bene. E che non si formalizza. Ma così non è.

5) Dunque dei parenti sconosciuti ci vanno inconsapevolmente di mezzo. Io perdo la pazienza e loro diventano il bersaglio, anche se, appunto, non è loro responsabilità. Finirà mai quest'ignominia? Forse sì.

Dissolvenza a stella.
Singapore Madness di sottofondo.

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