martedì 5 giugno 2012

Latte e gorgonzola non esistono (Ricordanze III).

Complessivamente, perciò, il risultato finale di tutta la manfrina dei due post precedenti si riassume nelle poche e secche parole con cui la mia fidanzata ha commentato il tutto, leggendolo ieri sera.

"Meno male che sei cambiato, sembrava quasi che non sapessi nemmeno da che parte fossi girato."

Ed è così, cioè era così. Che poi "era" è un concetto vago, in realtà. Difatti, proseguii con questa micidiale attitudine di totale assenza di interesse e di coscienza per anni, anche dopo le medie; la cosa è buffa: non è che fossi, per esempio, un disinformato, o un disadattato, o forse lo ero, ma non ne ero consapevole. Intendiamoci: un disinformato, facciamo per esempio nel campo della politica, è colui che, pur sapendo che esiste la politica, non la segue, non sa per chi votare o non sa chi è in quale partito. Questo a livelli più o meno gravi, da chi non sa chi sia Giuliano Amato a chi conosce il colore dei calzini di Rosy Bindi (questo non vorrei saperlo neanche io, con tutto il rispetto per l'On. Bindi). Ma chi, in teoria, ignora completamente il concetto generale di "politica", forse, è ignaro, è innocente, non è colpa sua. Probabilmente avrà vissuto in una caverna, ma non è colpa sua. Come con le religioni suggerite dai genitori o il nome proprio, non lo scegliamo mica.

Più meno era così, per me. Cresciuto in un ambiente protetto, avendo cura di selezionare i contenuti e le cose per me, e foraggiandomi e spingendomi sempre in direzioni predeterminate, occupandosi naturalmente di eliminare ogni segno dell'esistenza di cose alternative. Io, ad esempio, non conoscevo, come ho già detto, nemmeno l'esistenza dell'ITIS. Credevo esistessero solo artistico, classico, scientifico. Bom. Anche perché solo di quelli si parlava. Ed anni dopo, credevo che l'Università fosse situata in un solo punto preciso: non avevo idea del concetto di "diverse sedi per diverse facoltà", semplicemente perché mi era sempre stato detto "l'Università è in via Balbi", sottintendendo che la facoltà che avevano fatto tutti - e che avrei dovuto fare anche io - fosse lì. Le altre al diavolo.

Ed essenzialmente questo valeva per ogni cosa. Oggi, ogni tanto (molto meno spesso di una volta, e con "una volta" intendo "tre-quattro anni fa"), mia mamma ancora ripete dei mantra tipo "Sei cresciuto solo con la mamma, sei sempre stato con la mamma, oh com'era bello quando stavi un po' con la mamma, ora pensi ai tuoi amici e non frequenti più la mamma, ora c'è solo la tua fidanzata e vuoi vivere con lei, preferisci lei alla mamma, ma un tempo dicevi che c'era solo la mamma". Tralasciando l'evidente discronia di queste frasi ("un tempo", per lei, vuol dire "quando avevi tre anni", ma coincide con "sempre"), si nota oggi un risvolto assolutamente negativo in questo: sono cresciuto come una copia della mamma, per moltissimo tempo. Moltissimi bambini crescono come copie dei loro genitori, ma in genere questi tendono a ricordare loro l'esistenza di altre cose. Per dire, faccio un esempio scemo. Pensiamo a un qualche alimento, un cibo a casaccio, toh, il latte fresco. Molti non amano il latte e/o non lo digeriscono, quindi magari non lo comprano. Ma poi magari gli nasce un figlio, ed allora devono comprarlo, a loro non piace ma lo offrono ai figli, perché serve e perché forse, invece, ai ragazzi piace. Con mia mamma, invece, e con tutti gli altri, il meccanismo era diverso: a me il latte non piace, quindi non lo compro, ed inoltre stabilisco che a te non piace, quindi non ti piace, e non lo compro. Ed il latte non esiste, e non è mai esistito.

Quest'esempio del cibo esplica bene. Spesso mi sono trovato, ormai da adulto, a mangiare per la prima volta cose normalissime, e ad apprezzarle, pur essendo cresciuto con la legittima e feroce convinzione di odiarle, solo perché per anni mi hanno detto "a te non piace". Ad esempio il gorgonzola; avevo vent'anni circa (VENT'ANNI), e mi trovai a pranzo, per un'improvvisata, a casa della mia ragazza. Sua mamma, colta di sorpresa, preparò della pasta al gorgonzola, cosa comune tutto sommato. Io pensai che mi faceva un po' schifo, perché insomma, il gorgonzola non mi piace; ma pensavo anche che fosse maleducatissimo rifiutare seccamente il pasto offerto così gentilmente e all'improvviso. Quindi mangiai tutto, e con mia enorme sorpresa mi piacque molto, dato che non l'avevo mai mangiato. Quando tornai a casa, riferii la cosa a mia madre, e le chiesi spiegazioni sul perché non mi avesse mai servito una cosa così: la risposta fu "perché non ti piace, cioè, a me non piace, quindi pensavo non ti piacesse". Testuale.

Solo da alcuni anni, confesso, mi rendo conto di quanto questo sia sbagliato. Di quanto sia stato profondamente influenzato, a livelli infinitesimi di me, dal mio ambiente familiare. Donde la mia urgenza di cambiare aria.

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