sabato 16 giugno 2012

Critone e le mignotte (no così per dire).

Oggi, in un sabato pomeriggio di noia epica (e chi sostiene che la domenica pomeriggio sia peggio, come dice per esempio l'alieno grigio di "La vita l'universo e tutto quanto", sbaglia), stavo pigramente guardando la mia bacheca di Facebook, quando m'è capitato di leggere un articolo pubblicato da un mio professore universitario di greco (sì, è sempre il solito professore amico). L'articolo - mi pare di Repubblica, ma non sono sicuro e sono troppo svogliato per controllare -  era commentato con un provocatorio "sempre meglio che star dietro a professori universitari e baroni a vuoto", e trattava circa "la triste storia" di una studentessa universitaria "costretta a prostituirsi per pagarsi gli studi in era di crisi".

Incuriosito, mi sono messo a leggere; risultava che la ragazza "fa atti di prostituzione minore, ma non si sente una prostituta" per "vivere al di sopra dei suoi standard", facendo facile moralismo, o almeno così m'è parso, su concetti tipo "il consumismo di oggi" ma anche "la difficoltà della crisi" (le due cose sono in contrasto, io credo). Costei insomma faceva qualcosa - non specificato - per avere qualche soldo in più, il succo era questo, nella sua vita di universitaria trasfertista. Si parlava di "rapporto distorto col proprio corpo", un po' appunto per l'università ed un po' per "vivere al di sopra dello standard". Ora, caro Critone (avete visto, è tornato Critone), discutiamone insieme. Non noti anche tu che ci siano due punti su cui si debba ragionare? In particolare:

1) Cosa diavolo vuol dire "al di sopra delle proprie possibilità"?
2) Chi ha deciso che il rapporto col proprio corpo è distorto?

Per quanto riguarda il punto (1), potremmo parlare per ore; è evidente che - immaginiamo - una persona con un reddito medio, diciamo un mille euro per far cifra tonda, non potrà permettersi una villa ad Acapulco. Dovrà vivere con qualcosa in meno, pazienza. Chi, in queste condizioni, magari non mangia per comprarsi una borsa Louis Vuitton (vi giuro che sono andato a cercare come si scrivesse, questo la dice lunga su quanto ci chiappi in moda), forse furbissimo non è; e conosco personalmente una figura che ha fatto esattamente questo, digiunando per giorni per non rinunciare all'accessorio stiloso. Ecco, in questo senso stai "vivendo al di sopra delle tue possibilità", cioè stai pretendendo uno sfizio - di fatto inutile, in quanto sfizio - a costo di cose fondamentali. Se la ragazza dell'articolo si prostituisse per avere borse firmate e accessori, allora sì, sarebbe da biasimare per consumismo forte. Ma se il redattore dell'articolo intendesse meno? Se per lui bastasse una sera in discoteca alla settimana (facciamo un 50€) per vivere così? A me sembra eccessivo dirlo. Certo, un trasferista deve tenere l'occhio sul portafogli, ma una cosa così, al limite, si può ancora fare. A questo punto però è evidente: chiunque può ridurre la soglia dello "sfizio" sempre più in basso - mia mamma, per esempio, ritiene inutile la birra (euro cinque) del sabato sera con gli amici. Ma allora non ha senso un articolo in cui si denunciano i "sacrifici sessuali per la vita eccessiva", dato che qualsiasi cosa può essere considerata superflua (e perciò tanto più grave diventerebbe l'atto prostitutivo in sè).

Detto questo, caro Critone, resta da definire il rapporto distorto col corpo. Premetto che questa tematica, da come ho inteso (la mia fidanzata se ne interessa molto e io ho pure letto qualcosa al riguardo), è molto cara al femminismo, che spesso - da come ho inteso, se sbaglio correggetemi - tende ad andare in berserk, accusando chiunque di maschilismo, sciovinismo o, più semplicemente, di punto di vista da uomo. Quindi dico: io espongo dal mio punto di vista da uomo, ok? Spero di essere più oggettivo possibile, però, e più rispettoso possibile.

In una riga: a mio giudizio, chi desidera vendersi sessualmente, se lo desidera, non fa niente di strano. Non c'è niente di marcio nè moralmente (da punti di vista religiosi, per esempio) nè eticamente o altro. Sempre che, ripeto, lo voglia fare; è ovvio che se uno si vende per disperazione, costrizione, violenza o quant'altro, il discorso perde di significato. Peraltro, l'articolo è fumoso sulla presunta prostituzione della ragazza; da un lato parlicchia di "sesso virtuale", intendendo forse quella marea di ragazze che, webcam alla mano, sfruttano le brame ormonali di miliardi di giovani nerd brufolosi che pagano qualche spiccio per vedere una tetta o poco più (vi lascio intuire). Questo non mi sembra nulla di mortale. La webcam è mia, la decisione è mia, se qualcuno mi domandasse di fare qualcosa di eccessivamente imbarazzante o scemo o sgradevole, beh, basta non farlo. Chiudi la connessione e ciao. Una volta qualcuno mi linkò degli screenshot di una ragazza che si era vestita con un voluminoso e vistoso costume di pelouche da pinguino (niente di sexy eh, proprio un costumone gigante tipo mascotte del Superbowl); se hai testa, fai anche questo.

In altri punti, l'articolo parla di "numerosi fidanzati" e "regali", cosa che fa drizzare le orecchie verso il mondo delle escort che gli ultimi anni di berlusconismo ci han fatto conoscere bene. Qui forse si potrebbe obiettare qualcosa, ma di nuovo: se una ragazza - o un ragazzo per carità - ha deciso di vendersi al miglior offerente, non può essere libera/o di farlo? Il corpo è suo e ci comanda lei, come direbbero i bambini delle elementari. Sempre ovviamente nell'ambito del "sono volontario"; come dire, una mattina mi sveglio, scopro di avere un fisico palestrato e un pene di 30 centimetri, chiamo il più vicino produttore di porno e mi candido, giro infinite pellicole e sono ricco. Qual'è il problema? Certo è che se vengo drogato per girare scene che non voglio, se vengo costretto a questo dalla crisi nera e da Mariomonti, se mi prostituisco perché sennò il pappa albanese di turno mi massacra, allora la cosa è diversa. Ma se offerto volontariamente, un servizio sessuale non è - secondo me - niente di diverso da una qualsiasi professione. Metti in vendita le tue doti: sai disegnare? Vendi opere grafiche. Sai suonare? Vendi dischi. Hai un paio di chiappe sode (cit.)? Ti prostituisci. Se vuoi, perché se non vuoi puoi anche fare l'impiegato che sa disegnare, il cuoco musicista o il cardiochirurgo col bel culo. Non vedo nessuna difficoltà in nessuno degli scenari previsti.

Quindi la domanda è: perché Repubblica si scandalizza, nel 2012, di una ragazza che si offre? E perché si offriva? Era veramente in crisi o l'articolo è romanzato?

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