domenica 6 maggio 2012

Quarantamila lire di Bangladesh.

A dire la verità, volevo scrivere due righe cupissime, qualcosa di veramente brutto e triste, esprimendo disagio verso la società moderna, verso il mondo, l'Italia, le difficoltà dei giovani eccetera eccetera. Insomma la solita zuppetta sugli imprenditori che si ammazzano (povera gente...), Mario Monti ladro, ed io che sono ancora senza lavoro e soffro. Infatti mi ero pure messo su il disco con la colonna sonora di Badalamenti (che, per chi non lo sapesse, è quel tizio che ha inventato la sigla di Twin Peaks; solo che non è una sigla ma una colonna sonora. Se non ce l'avete presente, o siete nati parecchio dopo il '90, oppure siete un pochino disinformati).

Da lì avrei attaccato a scrivere di un mio professore di latino, che aveva inventato la figura mitologica della "mucca felice", e da lì avrei attaccato a lamentarmi, lamentarmi, lamentarmi. Tipo Geremia. Quello biblico, intendo. Donde il detto "lamentazione geremiaca".

Poi però, appunto, ho deciso di lasciar perdere, ripromettendomi di lamentarmi e di chiacchierare del mio prof di latino in un secondo momento, magari quando non avrò la mia coinquilina (vedi post precedenti) che si lamenta e urlacchia perché, dormendo storta, s'è sderenata un gomito, e ora è lì che gira dicendo che il gomito è gonfio, è caldo, è grave, non può muoverlo, e via in un turbinìo di sintomi e malattie gravi assortite. Ma lei non ha mai sentito parlare di "autosuggestione"; secondo me, ha dormito una volta un po' storta, ha rimediato una mezza contusione o qualcosa del genere, e a via di lamentarsi ha aggravato la cosa. Ma lei, a questa teoria, ha reagito urlando e inveendo, vedi a cercare di fare del bene.

Così ho deciso di lasciare perdere Badalamenti (spero che non me ne voglia), ho messo su la colonna sonora di Pokémon (anzi, di Super Smash Brawl Melee; anche qui, se non lo conoscete documentatevi un pochino, insomma, non posso certo essere sempre io a insegnarvi i pilastri dell'esistenza), e via. Che poi sì, sono un grande fan della saga Pokémon; lo sono stato sicuramente con discreta pervicacia e ostinazione almeno fino a qualche anno fa, ai tempi di Rubino e Zaffiro. Poi già con Diamante e Perla un po' meno, mentre l'ultimo mi ha deluso, troppo smielato, infantile, stupido, un gioco che non mi convinceva. Il primissimo Pokémon, sicuramente complice l'effetto nostalgia, mi è sempre piaciuto tantissimo; mi ricordo ancora quando ero piccolo, il mondo intorno a me impazziva per questa moda, e io invidiavo terribilmente l'unico bambino della scuola ad avere una copia di Pokémon rosso. Ed io mi accontentavo di guardare i cartoni in tv e di farmi stampare dalla mamma di un'altra bambina (che li stampava piratamente e abusivamente in ufficio) delle stampe con i primi Pokémon originali. E dire che peraltro molti nemmeno li conoscevo (in quanto conoscevo solo il cartone); poi, un giorno, al mio compleanno, mia mamma mi portò una copia leggendaria di "Pokémon Azul", cioè "Pokémon blu" in spagnolo. 

E fu leggenda. Il secondo gioco non lo comprai mai, ma tenni per mesi la cartuccia originale di un altro mio amico (che poi, amico per modo di dire, ma ne riparlerò) di Argento, poi mi fidanzai, molti anni dopo, con una ragazza. Frugando, una volta, fra le "vecchie cose", trovammo una copia di Pokémon Oro, che lei non usava più. Io, già in preda a un'operazione nostalgia, me la feci prestare "a tempo indeterminato" (i grandi vantaggi dei prestiti fra fidanzati), e non gliela restituii mai, nemmeno (men che mai, in effetti) quando mi piantò in asso. Ufficialmente perché "non poteva darmi soprannomi affettuosi e morbidosi perché mi arrabbiavo". In pratica non ho mai capito molto, ma riparlerò anche di questo.

Poi non comprai Zaffiro, ma mi limitai a piratarlo per il mio potente emulatore Game Boy. Idem per i giochi successivi.

Comunque, com'è che sono finito a parlare di Pokémon? Ah sì, per la colonna sonora. Stavo dicendo, ho messo su quella, un pochino più allegra, e volevo dire due parole su un altro mio ricordo di gioventù. A dire il vero volevo usarlo come scusa per aprire tutt'altro discorso, ma mi sono dilungato già troppo e iniziano a farmi male le dita; ultimamente poi, che soffro di crampi alla mano sinistra (e il medico rimane sul dubbioso galoppante), ho anche meno voglia di scrivere. Comunque, ora introduco, poi lo finirò domani o quand'è. Volevo dire due parole su WinMX, e cosa rappresentava quand'ero giovane e bello.

Mi ricordo, parecchi anni fa, che andai a casa di un altro ragazzo argentino (ok, puntualizziamo, mio padre andò in casa di un altro argentino, che se mi ricordo bene si chiamava Jorge, ed io, che dovetti accompagnarlo, rimasi a fraternizzare col figlio. Che però non ricordo come accidenti si chiamasse, forse Simòn); costui aveva qualche anno più di me, io facevo le medie. Ebbene, mi mostrò l'ultima novità, cioè WinMX, ai tempi d'oro in cui internet era una cosa che non aveva nessuno, quando non c'era FaceBook (anzi, Fìssbuc), quando non c'erano i maledetti memes, quando non c'erano milioni di persone a casaccio su internet, a caricare foto sfuocate fatte al proprio cesso. Da WinMX si scaricavano i film dell'Uomo Ragno, per noi giovani puri, avendo cura di evitare che uscissero quintali di porno o pedofili vari (in effetti la chat del programma era un covo di pedofili), si scaricava la musica, i primi rozzi programmi pirati. Mi ricordo che la primissima cosa che mai scaricai fu un live dei KISS (che credo fosse Alive II o III), usando il computer di mia zia in modo superabusivo quando lei usciva; mi attaccavo a internet 56k, iniziavo a scaricare, e sfruttavo il poco udito di mia nonna per stare connesso ore, senza che nessuno si accorgesse di nulla. Il problema è che la nonna e la zia avevano una maledetta segreteria telefonica della SIP che faceva uno squillo per ogni messaggio registrato. E ogni volta che la linea risultava occupata, lasciavano un messaggio. In altre parole, se il telefono stava occupato ore, quando finivo quasi sicuramente veniva su uno squillo, e tutti subito a chiedermi se fossi stato io. Mi ricordo che una volta, col mio uso di internet ancora un po' approssimativo (la gioventù...) mi beccai un dialer strordinario, finendo per pagare una connessione (sebbene di pochi minuti, mi ero accorto che qualcosa non andava) in Bangladesh, da oltre quarantamila lire.
Bei tempi.


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