venerdì 4 maggio 2012

Persone a cipolla.

Una volta conobbi un tizio - che in effetti è ancora vivo, quindi potrei anche non parlarne con questo tono, come fosse morto - che diceva spesso: "Quando non ho voglia di uscire la sera, o di venire in città (abitava fuori città, in un paese della riviera, ndr), musica nelle orecchie e via, passeggio sul lungomare, da solo, e sto bene così."

Questo m'è venuto in mente oggi, mentre pure io gironzolavo in città "musica nelle orecchie e via"; peccato che ho rischiato di ammazzarmi ben due volte, una volta inciampando in una tizia e un'altra attraversando a casaccio, non sentendo le auto in arrivo (ammetto di essere un po' rincoglionito: usualmente attraverso la strada senza guardare, facendo caso solo al rumore delle auto in arrivo. Il problema è che le nuove cuffie che ho comprato, che turano l'orecchio più di quanto una mangiata di riso turi altre estremità, non mi permettono di fare simili cose, devo ancora abituarmi. O farmi ammazzare).

Comunque sia, tornando al discorso del mio amico, m'è appunto tornato in mente questo tizio. Che poi, amico. Parole grosse. Nonostante le apparenze, non l'ho mai considerato esplicitamente amico; nè d'altronde lui contraccambiava. Anzi, ricordo distintamente di averlo sentito dire spesso "amici ne ho pochi, conoscenti molti". La cosa curiosa è che affermazioni simili le ho sentite più volte, da persone spesso molto diverse caratterialmente, ma unite da questo comune buffo tratto misantropico. Ma anche qui, le parole grosse si sprecano: quanto costoro effettivamente davano "poca confidenza" al prossimo e quanto caricavano il loro atteggiamento per risultare più estremi e più malevolenti che mai? 

Sicuramente, il tizio delle cuffie e della riviera di cui sopra a quest'affermazione ci credeva; perlomeno, ha passato anni a fare il tira e molla con gli amici, comparendo, facendo il compagnone per qualche mese, poi sparendo di nuovo. Quando spariva sparlava degli amici con una ferocia demenziale (espressione questa che adoro, la lessi anni fa in un libro di Villaggio), ma anche quando rientrava, dicendo cattiverie a conto terzi. Il perché di tutto questo m'è sempre stato oscuro; parlandogli sembrava avesse proprio il gusto del dire malignità e del provocare la rissa (o, come si dice oggi, in un'epoca in cui i memes di internet si sono diffusi, nel "trollare"). Poi, parlandogli "faccia a faccia", puntualmente girava la frittata, dicendo di farlo perché qualcun'altro glielo chiedeva, o perché stava al gioco di altri. Cioè non ti insultava direttamente, ti insultava perché siccome un suo amico voleva insultarti o infangarti, lui stava dalla parte degli infangatori. Ma ogni volta che la situazione degenerava, ogni volta che stavano per volare le mani o i provvedimenti, spariva. Mistero. 

Per confermare il suo ruolo di provocatore patentato, era anche universalmente noto con un soprannome che in realtà calzava pochissimo col suo nome proprio; come farsi chiamare "Peppe", che uno magari pensa che ti chiami Giuseppe, ed invece il tuo nome proprio magari è Marco. Con questa furbata, diceva lui, se uno andava a cercarlo in qualche bar per menarlo, cercandolo col "nome", non lo avrebbe mai beccato. Chissà che fine ha fatto, forse è morto. Gli ultimi suoi avvistamenti lo vedono dedito al lavoro in un qualche locale sulla riviera, dopo essere tornato a piangere miseria dai suoi ex-ex-ex-ex-ex (eccetra) amici, facendo finta di niente.

Con il tempo, io ed altri miei amici non solo imparammo a ignorarlo, ma anche a lasciar perdere i difetti e le provocazioni che faceva saltar fuori; in questo senso era veramente infido: se capitava di sparlare, per qualsiasi motivo, della persona X, si poteva star sicuri che quella persona sarebbe venuta a saperlo, se la cosa fosse passata attraverso questo provocatore nato. Buffo. Anzi, si può dire che tutti gli sforzi fatti per danneggiare i rapporti col prossimo siano stati vani quando non controproducenti, visto che spesse volte s'è finito per dire "lasciamo perdere le cattiverie che dice e coalizziamoci". 

Tuttavia la cosa è decisamente buffa, visto che, se provavi a prendere questo tizio a parte e parlare super seriamente, sembrava cambiare ancora opinione, e la buttava un po' sul saggio-patetico, tipo "uso l'ironia malevola per punire il malcostume e solo io ho la saggezza". Ma poi anche lì, alla fine, sembrava esserci qualcos'altro; va bene che, come si dice, le persone sono come cipolle, ma qui si esagera.

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