venerdì 18 maggio 2012

Non si vive di solo Poe.

Messa in pausa la saga di Osvaldo Magico, direi che possiamo tornare a parlare di altre robe, più o meno interessanti. Probabilmente meno. Prima di pensionare però il nostro buon sventratruffe lombardo, aggiungo una notina finale piccola piccola; qualche settimana fa ero in auto con un amico, che gentilmente mi stava riaccompagnando a casa dopo una piacevole serata in sala prove a bragiare nel microfono. Costui, baldo giovine, è già sulla trentina galoppante (credo abbia una decina d'anni più di me, anno più anno meno); parlavamo proprio della mia mancanza di lavoro, e lì, com'è come non è, siamo finiti a parlare del fatto che lui, una volta, era stato abbordato da "un qualche sardo" che lo aveva attirato con "un posto da ragioniere" (sì, lui è ragioniere), per poi spingerlo a vendere cellulari. Realizzato che si trattava dello stesso sardo ("sardo sardo nano bastardo", potremmo cantare tutti se fossimo ultras, ma non siamo ultras, quindi staremo zitti), mi spiegò che lui, a differenza di me, che sono pavido, era riuscito a resistere un paio di giorni.

E perciò aveva presenziato alla mitica "riunione motivazionale" del mattino, un qualcosa di fantozziano in cui si ripetevano inni per la vittoria e danze modello All Blacks (o spartani, scegliete voi); fra i colleghi, giovani albanesi con diversi figli indesiderati a carico, giovani puttanoni truccati e conciati in modo epico, e altri disastri umani. Motivo per cui anche lui decise di mandare tutti al diavolo e di tornare a casa; stiamo attualmente progettando di spedire la Finanza in quegli uffici, poi vediamo come va a finire. La conversazione, quella sera, finì a urla feroci fra lui e un altro amico - il vero titolare dell'auto ed il pilota, io e lui eravamo effettivamente solo passeggeri - sulle recenti azioni dei tifosi genoani. Che poi non so assolutamente quali siano, ho capito che i tifosi hanno intimato ai giocatori di togliersi le maglie (credo), ma non so bene perché o percome; ma i due tizi in questione si sono messi a urlare furiosamente fra loro, difendendo uno le azioni delle tifoserie genoane, l'altro delle tifoserie sampdoriane. Non chiedetemi ulteriori dettagli perché non ne so: ignoro assolutamente tutto di calcio e limitrofi, non lo seguo e non l'ho mai seguito, e peraltro non me ne è mai fregato un tubo. 

Comunque, direi che ora la parentesi osvaldiana può dirsi del tutto chiusa. Va detto che sì, sinceramente ci siamo chiesti come fosse possibile che truffatori e truffaldini vari come codesto sardo potessero essere ancora in giro dopo tanto tempo. Mah. Forse collusioni con la mafia. Questo mio amico, che tende a volte al cospirazionista forte, sostiene che siano salvati dalle "potenti compagnie che servono", ma io ho dei dubbi. Secondo me è un sistema retto sulla vergogna, come nell'antica Grecia; nessuno vuole ammettere di essere stato così gonzo da cascarci, e quindi nessuno denuncia niente. 
Parlaimo quindi di altri argomenti che mi stanno a cuore. La Toscana? No. Il calcio? No, abbiam già detto di no, seguo solo il sumo in streaming dal Giappone e non è ancora stagione di tornei, quindi no. L'evoluzione della specie? No.

Parliamo piuttosto di una mia imbarazzante prof. Anni fa, avevo una prof di inglese; brava persona per carità, moderatamente competente, nella norma diciamo. Tuttavia aveva il polso e la capacità di tenere una classe pari o inferiore a quella di una motozappa; a sua difesa, va detto che nella mia classe militavano personaggi per i quali, se possibile, il carcere a vita per disturbo all'attività dell'insegnante sarebbe stato una punizione insufficiente. Quel tipo di studente molesto che fa volontariamente domande moleste a voce alta per dare fastidio e fare nel contempo il simpatico, cose tipo: "Prof ma ha letto il giornale, che ne pensa di Berlusconi, ha visto che grande è?". Cosicchè, ad esempio, se l'insegnante risponde: "No io voto altrove" lui la buttava sul simpatico tipo "Ah lei è comunista!", altrimenti avrebbe potuto rispondere "Fa bene a votare Berlusconi contro gli zozzi comunisti". Insomma, gente del genere.

Questa povera donna di tanto in tanto doveva pure interrogare. E talvolta pure me. Il problema è che il repertorio di domande da interrogazione, per lei, era estremamente limitato, sia in quantità che in qualità; spessissimo tornavano domande da "prime lezioni di inglese", tipo "Do you have any brothers or sisters?" o "What you like to do in your free time", cosicchè nessuno prendeva mai sul serio queste interrogazioni (nè la prof stessa...), studiando pochissimo e vivacchiando. Una delle domande che mi capitavano più spesso era "Do you like to read?", e puntualmente rispondevo: "Yes, I like to read, expecially horror books". Ma quando dico "horror books" intendo generalmente "Lovecraft", sicchè la mia risposta andava interpretata in "IA IA P'NGUI FHTAGN!". Ma lei, ogni santa volta, mi guardava un po' annoiata (non era la sola prof, glielo giuro), e chiedeva: "Oh, have you ever read something of Poe?".
"Many times."
"And what have you read of Poe?"
"Near everything, and I sincerely think that Poe, frankly, did his time."
"So what else you read, except Poe? King?"

In genere a quel punto non rispondevo più, inventavo una cazzata per chiudere la conversazione e mi ritiravo al posto con un sette o qualcosa del genere; non perché, ma perché è inumano, per un' insegnante, conoscere solo due autori horror. O perlomeno menzionarne solo due. Poi dicono la crisi nella scuola e gli studenti ignoranti. Questi giovani cresciuti senza Male Cosmico, senza Lovecraft, senza Colori Venuti dallo Spazio, e così via. Questa gente che non conosce il modello di Pickman, insomma.

Quando finimmo il liceo, questa donna ebbe uno pseudo esaurimento nervoso. Non salutò mai più nessun membro della classe, in nessuna occasione. Fingeva proprio di ignorarci.
Non posso darle torto.


Ps: se un insegnante vi chiedesse mai che libri leggete, rispondete "il manuale di avviamento del motorino", prendetevi un quattro, non polemizzate e statevene quieti. E' meglio.

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