martedì 1 maggio 2012

L'amicissia su Fissbuc.

Come la si giri e come la si volti, il discorso dell'abitare assieme è sempre qualcosa di delicato. Però giuro che ora non ne parlo più, almeno per un po'. Che poi sicuro succederà qualcosa di straordinario e avrò di nuovo di che lamentarmi.

Tipo ierisera, che ho fatto le quattro. Son tornato tardi con alcuni amici più l'immancabile fidanzata (dico "immancabile" non perché mi faccia schifo averla al seguito, ma perché spessissimo la gente che scrive su internet parla in continuazione della propria ragazza come se fosse una specie di apparato semivivente che si portano appresso; contemporaneamente però è pieno di siti di persone che piangono l'assenza di una ragazza. Mistero), e vai col liscio. Siamo andati in un posto diffidato da Dio, a tipo quaranta minuti di autostrada da casa (e devo ancora i soldi dell'autostrada al pilota, che s'è tenuto il mio ombrello in macchina: non è un ostaggio ma siamo lì); l'idea di base (perlomeno per me) era di stroncarci di pizza grazie alla letale - seppur prodigiosa - combo del "giropizza". Che poi significa: ti faccio pagare la pizza un casino, e te ne porto all'infinito, confidando però che, alla seconda pizza che ti porto, che sicuramente sarà qualcosa di zozzo tipo salsiccia funghi e sugna, già accuserai sintomi, e ti fermerai subito.

In realtà, in quattro, abbiamo sconfitto la pizza: quattro giri di pizza al metro (cioè quattro metri di pizza), più dolce e limoncello. Dopo ci attendeva una ricca serata (risate da sitcom) a colpi di gruppi tributo-cover delle maggiori leggende (risate da sitcom) del mondo dell'heavy metal (breve clip con i Led Zeppelin che suonano veloce con chitarre inclinate, alternate a clip degli AC/DC che fanno la stessa cosa). Cioè Rammstein, SOAD e soprattutto Metallica (clip di Cliff Burton che assola e urla). 

I primi erano bravi ragazzi. Sinceramente. Erano decisamente giovani (sulla ventina), ben aggiustati in modo da sembrare i Rammstein jr. (tipo grasso e fuliggine sulla faccia), scaletta carina eccetra. L'unica pecca è stata l'idea di far salire una giovane ragazzina (il termine non è proprio adatto, ma vorrei evitare di essere scurrile) a fare le parti vocali femminili; ok, in un pezzo erano essenziali, in un altro un campionatore avrebbe fatto la magia, ma amen. E' il solito complesso magico per cui le donne, sul palco, sembrano salire al 99% dei casi come cantanti (e quasi sempre scarse) perché la gente non capisce che il cantante non è quello che entra nel gruppo perché non sa suonare nulla, ma è un musicista come gli altri, solo che ha lo strumento incorporato (risate da sitcom per il doppio senso). Quindi le ragazzine, specie nei gruppi di quindiciventenni, entrano perché sono la fidanzata carina del chitarrista/bassista/batterista, e provacchiano a cantare qualcosa, facendo la vocina melodica, oppure, se sono veramente estreme e troppo "cazzo sono una metal grrrl", provano a urlacchiare alto o basso. Non uso i termini tecnici perché mi mette tristezza.

Fattostà che fanno quasi sempre cacare. Perciò rimediano alla loro insipienza (e incapacità) vestendosi da zoccole e dicendo "voci e tastiere" perché suonavano la pianola alle medie. Ma di tastiere manco l'ombra, spesso. A questo punto proprorrei una petizione online per la dignità dei cantanti e dei tastieristi, qualcosa tipo "via gli scarsi dall'ordine dei cantanti tastieristi, solo professionisti", ma ci vuole una rima veloce, qualcosa che prenda, ma ora non ho idee. Comunque sia, la ragazza di ieri rientrava in pieno nell'assioma: ha demolito due canzoni dei Rammstein (o si scrive Rammstain? Boh.) con una performance scarsa, sia come qualità (era oggettivamente incapace e galoppava sulle stonature) che come tutto il resto (non potevo dire quantità), incluso di scarsissimo volume, tipico segno di timidezza generica. Un po' come quando dici "ora vado sul palco e spacco tutto" e poi ti accorgi che per te, il palco, è meglio continuare a vederlo da sotto. 

Però quando si trattava di urlare fesserie tipo "in alto le mani, fate casino" (versione italianizzata di "make some fucking noise", la frase più invisa dal pubblico di tutti i tempi) la voce la tirava fuori. Ecco, questo porta il discorso su un'altra tematica che mi sta a cuore, più dell'immigrazione, dello spread e di Roberto Giacobbo: le rockstar di paese. Ecco, per farla breve, anche perché mi sono rotto le palle e devo scrivere su Facebook a una ragazza che mi deve dei soldi (con i quali pagherò i miei stessi debiti con altra gente, è così che gira l'economia, e anche le palle), definirò il personaggio così: un coglione che pensa di essere una rockstar, e perciò ne assume gli atteggiamenti.

Facciamo un esempio. Se sei Lemmy (Motorhead), Abbath (Immortal), se ti chiami Plant, Page, Lennon (ok, magari non uno di questi tre, perché non saresti in ottime condizioni), se hai grande successo commerciale e ti chiami Leto, o in casi simili, sei autorizzato a metterti a bordo palco e a fare chiasso. Puoi incitare il tuo pubblico, puoi perfino dire "make some fucking noise I can't hear you" (però non più di una-due volte per ogni rischiata overdose della tua carriera), puoi battere le mani e smettere di suonare (il resto del tuo gruppo continuerà a suonare; diciamolo, pensa che vita di merda fa sta gente, tu puoi non suonare e rovinare il pezzo ma sei famoso, loro ti salvano sempre il culo e nessuno si ricorda chi cazzo siano), puoi dire fesserie, puoi urlare "continuate a cantare voi! Tutti insieme!" eccetra eccetra.

Però se sei un pampaluga qualsiasi nato a Tor Bella Monaca (si scrive così?), con tutto il rispetto per gli abitanti di TBM, evitati queste scene. Dai. Tipo il giovane vocalist del tributo ai Rammstein di ieri sera. Non dire "danke" come ringraziamento fra le canzoni, dì "grazie", accidenti a te. Non esaltarti, ricordati da dove vieni, sii umile. Ma "umile" per sta gente non esiste, vivi di rendita (e già questo è tremendo: è pieno di locali, perlomeno qua, che fanno suonare qualsiasi scappato di casa che tributa a qualcuno, ma mai i giovani talenti), e costruisci la tua fama sull'ombra di un altro, almeno cerca di essere onesto. Il peggio del peggio era il James Hetfield dei poveri del tributo Metallica (brivido di terrore), con tutto il set di facce, espressioni, movimenti, urla, gesti, cazzate del vero Hetfield (non so se sia un bene); però sentirlo dire "Chiedetezi l'amicissia su Fìssbuc" (leggasi con pesante accento romagnolo) è stato simpatico. Giustappunto, parli in romagnolo e ti fingi Heatfield? Osi anche fare Seek and Destroy con tutti gli stop possibili e immaginabili, facendo cantare il pubblico e assolando a caso? Perché?

Quanto dolore.

E coincidenzialmente, nessuno mai fa un tributo ai Beherit, a Satanic Warmaster, agli Impetigo o ai Nunslaughter. Chissà perché.

Se poi qualcuno si fosse chiesto perché non ho parlato del tributo ai SOAD, la risposta è facile: stavo dormendo (avevamo prenotato pure il tavolo), perché già gli originali non mi son mai piaciuti, figurati i cloni. Erano bravi tecnicamente, però (per quei due tre pezzi che ho sentito prima di appisolarmi). Peraltro ho amici scriteriati e stronzi: potevano svegliarmi e invece no, m'han tenuto a ronfare. Bastardi.

Comunque sia, per star dietro a tutta questa fanfara, abbiamo fatto le quattro. Già alle tre e qualcosa, vicino casa, la mia fidanzata mi chiede se domani mattina (cioè ora) ci saremmo visti (considerando che lei riparte oggi per diradare i rapporti, vedi sotto). Io cincischio, e faccio intendere che, visti gli schizzi e scazzi di mia mamma-coinquilina, forse è meglio di no; se esco la mattina tornato alle quattro la sera prima, poi non vivo più. Lei si lamenta, borbotta, mi dice che figurati se sa che torni alle quattro, ti muovi in silenzio, dorme.

Vibrazione nella tasca dei pantaloni, prendo il cellulare, un messaggio (ore 3.38), "Mamma"; "Dove sei?".
"Vedi che è sveglia."
"Ma perché?"
"Perché una brava mamma sta sempre sveglia per aspettare il suo bambino, l'ultima volta mi ha detto così, parole testuali"
"Ma hai ventiquattro anni."
"Lo so, ma lei mi ha detto che anche a trenta o cinquanta una brava mamma fa così."
"Comunque dille che sei a casa, vai."
"Gliel'ho detto, sono quasi a casa."

Altra vibrazione. Altro messaggio. "Ma ora torni a piedi da dove sei?"

Non rispondo e piango un po'. Scendo dalla macchina guardando la mia fidanzata, come a dirle "hai capito con chi ho a che fare?"

Rientro. Mia mamma è sveglia, mi fa notare che "avevo detto che sarei tornato presto."
"Veramente no."
"Sì, ieri hai detto che tornavi presto."
"No, anzi, tu oggi sei cascata dalle nuvole quando ti ho detto che sarei uscito e avrei fatto tardi, quindi se ti avessi detto ieri una cosa del genere ti saresti ricordata"
"Non è vero"
"Buonanotte mamma"

Vado in bagno, mi rimetto insieme, mi pettino, prendo il pigiama, vado a letto, piango un po', provo ad andare su Facebook per dimenticare (usando il Samsung), non trovo wifi pirata a cui connettermi, lancio due invettive, spengo tutto.

Coinquilini. Perché.

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