martedì 1 maggio 2012

La faida del babà.

Insomma, è ormai chiaro che qui in casa siamo ridotti al coinquilinismo.

Ma non era sempre stato così (cit.); certamente, quando uno è giovane e bello riesce anche a stare in casa sua. E' ovvio che prima o poi si esce dall'infanzia e si entra nell'adolescenza; non dico quella lunga e mitica di tanti di noi, che a trent'anni stanno in casa loro (i tempi sono cambiati...) e poi Martone li prende per il culo in diretta tv, dico proprio l'adolescenza vera, quella dei quindici anni, dei brufolazzi (cit.), delle giacche di pelle e del "ho troppo odio". Quella fase in cui tua mamma non ti fa uscire con le autoreggenti e tu scrivi su livejournal che ti hanno rovinato la vita.

Non che io abbia mai voluto uscire con le autoreggenti.

Comunque, ad un certo punto esci dall'adolescenza; se tutto è andato secondo i piani, dovresti essere un giovane responsabile, più meno maturo, in grado di assumerti le tue responsabilità, di ubriacarti consapevolmente (come insegnano le scritte in piccolissimo sotto le etichette degli alcolici), di non drogarti (troppo), di non andare con sconosciuti senza usare precauzioni, di non raparti sulla testa la scritta CCCP o non troverai mai un lavoro (a meno che tu non ti chiami Lindo Ferretti), eccetra eccetra. Dovresti essere una persona seria, che guarda al periodo fra i quindici e i vent'anni con matura consapevolezza, sorridendo della tua stupidità (del tipo: "Com'ero scemo a girare con la croce rovesciata al collo e la facepainting! Lo sanno tutti che per il black metal basta maledire Cristo!"), ma non rinnegandola, considerandola una parte di te, parte che ora non hai, non usi e non ti serve, ma che non rinneghi.

Conosco gente, invece, che s'è dimenticata tutto. Certo si tratta di gente disperata, e ora spiego perché: perché alcune persone, nella loro gioventù, hanno ascoltato la voce di Satana, cedendo all'heavy metal più estremo (non gli Iron Maiden, dico minimo minimo i Sarcòfago), e fin qui non c'è niente di strano. Come dice la mia fidanzata, "è solo una normale maglietta con Satana". Poi succede benissimo che, come dice il mio amico Franco, "ti conci in modo più normale", è l'età. Quello che è grave è andare in giro a dire che non sei mai stato metallaro. Ma non perché devi difendere l'onore del metallaro, ma semplicemente per essere onesto con te stesso. Perché altrimenti significa vergognarsi di se stessi, e questo è un po' ridicolo. Ma c'è di peggio: questo mio conoscente lo fa per aumentare le sue speranze di ottenere il premio ultimo per il maschietto - se capite cosa intendo. Dopo essersi conciato in modo più normale e dopo aver dimenticato il suo buffo passato, ha iniziato a frequentare locali per la buona società genovese (risposta ligure alla "Milano da bere"), di quelli tipo "frequento il Lions, mio papà ha lo studio legale e io campo di rendita laureandomi a fatica e andando in Erasmus in posti belli e alla moda". 

Insomma, una sconfitta della vita.

Comunque, a parte la descrizione della fauna umana che ho conosciuto in tanti anni (tanti anni di cosa poi?), stavo dicendo dell'adolescenza. Insomma, a un certo punto dovresti essere a posto, e smettere perciò di ritenere tua mamma e tuo babbo le cause ultime del male dell'uomo. Perciò, se ti trovi a ventiquattro (ben oltre la soglia legale e tollerabile dell'adolescenza) a litigare con tua mamma, o sei un bambinone troppo cresciuto (non credo sia il caso...) oppure qualche problema c'è. 

Per esempio, prendi quello che è successo oggi pomeriggio (lo so che nelle mie intenzioni dovevo pubblicare una manfrina al giorno, ma mi sono preso bene, e poi so che devo fare numero, perché a me è sempre la costanza che mi frega, e fra dieci giorni qua sarà un polveraio); sono rientrato a casa a pranzo e mi son trovato nel piatto un "ruoccolo". Non so bene cosa sia, ma da quello che ho inteso è una qualche specialità lucana che piaceva tanto a mio nonno materno (di Potenza); o perlomeno lui la mangiava, magari è una roba della sua famiglia, non lo so, e Wikipedia non mi aiuta. Insomma, questa cosa è una specie di pizza alta, coperta di sugo (non tipo pizza, proprio affogata) e di parmigiano. A me, dite quello che vi pare, è piaciuta.

Detto ruoccolo è stato fatto da mia zia, che al secolo è la sorella di mia mamma; e al secolo abita pure al piano di sotto rispetto a casa mia (che belle le famiglie vicine e unite...). Ma la malasorte, che nella nostra immaginazione assumerà le sembianze di Paolo Fox vestito da Donnie Darko, ha avuto un piano terribile: nello stesso giorno in cui una delle due sorelle ha preparato un ruoccolo (a regola d'arte, era veramente buono), l'altra ha preparato un babà. Ora, occorre specificare che mia mamma sa effettivamente cucinare. Ma da quando anche io ho imparato a cucinare, la sua cucina ha perso molti punti; penso che sia normale: ora anche io so qualche cosina e posso apprezzare (o non apprezzare) meglio le cose. La mia fidanzata, che al secolo è pure psicologa, mi ha spiegato anche che le persone sviluppano gusti e abitudini (diciamo il modo di mangiare) in base a come mangiano i genitori; se tuo papà non ha mai voluto il gorgonzola sulla sua tavola, perché a lui non piaceva, probabilmente finchè sarai bambino crescerai con la convinzione che il gorgonzola faccia schifo, mentre magari se lo assaggiassi ti piacerebbe.

Una cosa così insomma. Da quando però ho imparato a cucinare, tutti i piatti di mia mamma han svelato i loro difetti; prima era tutto magico perché era l'unica cosa che avevo nel piatto, poi la magia s'è rotta. E ho capito la realtà: mia mamma sa cucinare quello che vuole cucinare. Intendo dire che al novanta percento dei casi, le ricette che prepara sono in realtà libere interpretazioni, molto molto lontane dagli originali, fatte come piacciono a lei, con il sono nome del piatto originale. Per esempio, prendi la parmigiana di melanzane: melanzane fritte, parmigiano, mozzarella, sugo e quant'altro. La parmigiana di mia mamma: melanzane grigliate, niente parmigiano, poche cose, un paio di fette di melanzana bagnate nel sugo con una spolverata di mozzarella grattugiata da pizza. "Ma la mia parmigiana è ottima, vuoi mettere con quei mattoni pesantissimi? E poi a me le melanzane non piacciono fritte!". Appunto, non piacciono a te. Io questo lo chiamo "melanzane al sugo in padella", e finisce lì.

Fattostà che anche il babà subisce queste regole. Non c'è il rhum (non le piace), nè è immerso nell'acqua zuccherata (troppo zucchero), nè ha zucchero nell'impasto. Insomma, è una pasta gonfia e semidolce al vago retrogusto di marsala, asciutto, tranne in un punto. Buono eh, ma non è un babà. E comunque a me non è piaciuto. 

S'è scatenata una guerra. L'idea di aver cucinato peggio della sorella l'ha traumatizzata, al punto di dovermi sottolineare puntualmente e con dovizia di cattiverie ed esempi malevoli quanto lei sia una cuoca esperta, che cucina da anni, mentre sua sorella è una principiante che inizia ora nei piatti, e si dà arie. Quanto a me, sono stato liquidato con un "Ti dai arie da gran chef perché sai fare due cosine, per questo non apprezzi il mio ottimo babà", e il gioco è finito.

Dunque questo spiega molto: come puoi convivere con una persona che ha continuamente bisogno di farsi battere le mani? E che quando non apprezzata come si deve (cioè quasi sempre) reagisce offesa e piangiucchiando? Bella domanda.

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