martedì 22 maggio 2012

Il Pinelli è dall'altra parte della città, ragazzi.

Stavo riflettendo su un altro argomento, qualche ora fa, ragionandone insieme a un amico. Stavamo discutendo dei recenti fatti, avvenuti a Milano, sull'occupazione di quel gruppo, Macao, che ha occupato abusivamente la torre Galfa, è stato buttato fuori, e quindi ha occupato Brera. 

La faccio breve, anche perché io sono ligure - non milanese - e quindi non so molto bene cosa sia successo: da quanto ho capito, un collettivo di artisti senza visibilità e sognatori vari ha occupato la torre Galfa, edificio di oltre 30 piani, in disuso, totalmente abbandonato, nel centro di Milano. La polizia li ha sgomberati in gran fretta, e costoro hanno ripiegato su Brera; attualmente, il gruppo Macao, originariamente composto, appunto, solo da artisti, sembra essersi arricchito anche di personaggi sparsi, cialtroni vari, hipsters, gente col Mac figlia di papà e altra fauna umana. Questo l'ho capito guardando il videocommento della situazione fatto da Mangoni (quello di Elio e le storie tese); altri siti hanno evidenziato l'aspetto "hipster-alla-moda" della situazione, calcando la mano cioè su cose tipo "Oh mio Dio come sono alternativo, sono qui alla torre Galfa a produrre musica/arte/foto (con Instagram)/instantblogging, rischio di essere cacciato ma oh, sticazzi, è la moda del momento". Altri siti più seri hanno ripreso invece le motivazioni ideali dietro questa storia: il porre l'attenzione delle autorità milanesi e dei media sullo sfruttamento (e sullo sfruttamento errato) degli spazi cittadini, a volte abbandonati senza un motivo, mentre i giovani (talvolta) sono costretti a cercarsi soluzioni d'emergenza.

Tralascio la polemica col sindaco Pisapia perché, sinceramente, non ne ho capito molto. Sembra che l'intera situazione sia un po' confusa: c'è chi è pro-giunta di sinistra e vuole ottenere spazi dalla giunta, c'è chi è contro Pisapia e cerca di metterlo alle corde, con richieste impossibili, per poi strumentalizzare la situazione ("Abbiamo chiesto alla giunta di sinistra delle robe e non ce le hanno concesse! Pisapia odia i giovani!" eccetera eccetera), ci sono tanti sparsi che sono lì solo perché fa tendenza, e ce ne sono ancora di più che, capita l'antifona, hanno mollato tutto, dopo essersi resi conto che non tutti erano lì per bere e che Macao non era la nuova frontiera della Milano da Bere.

In ogni caso, sui giornali ancora non se ne parla: la situazione è confusa, e un qualsiasi servizio dovrebbe, inevitabilmente, finire per parlare del problema degli spazi urbani. Poichè questo danneggerebbe - o almeno urterebbe - molti interessi, i media tacciono, in attesa di un passo falsissimo dei giovani macaari (cioè quelli che fan parte di Macao, mi pare ovvio) per poter bollare velocemente la questione come "giovani fricchettoni chiassosi", e via.

Parlo parlo, ma non sto dicendo niente di nuovo. Parlo e dico cose che conosco, ahimè, di mia esperienza diretta. Chi mi conosce di persona sa bene che ho un poco velato disprezzo - o perlomeno che non mi trovo a mio agio - con i cosiddetti "giovani dei centri sociali", nè coi "media alternativi", nè con tutto il pianeta "no global no tav no sticazzi viva i vegan cena sociale" e compagnia cantante. Si badi bene: ho potuto constatare, con tristezza, che molti vogliono fare "gli alternativi agli alternativi" spacciandosi per (o tirandosela da) neofascisti-pseudofascisti-criptofascisti-intellettuali di destra in genere; ebbene, non rientro in questa classe, ci tengo a precisarlo. Condivido molte delle idee (quando non tutte) di tutte queste persone di cui sopra, ma le penso e le applico (o ritengo di doverle applicare) in modo diverso. Beninteso, questo è un discorso che lascia assolutamente il tempo che trova: è basato infatti sulla mia esperienza personale e sulle persone che io ho conosciuto appartenenti a questo mondo. Possibilissimo che abbia visto, finora, solo incompetenti e disgraziati vari, e che in realtà le cose stiano diversamente.

Comunque sia, ho sempre pensato che molte manifestazioni di questo genere siano inutili, quando non ridicole; chicche come "cena sociale", "aperitivo di autofinanziamento" e cose del genere mi sembrano ridicole, contradditorie perfino. Una volta mi capitò di leggere "cena a favore della Bolivia" (mi pare), contro "la fame in Bolivia". Cioè è gente che muore di fame e tu mangi. Certo, gli invitati pagano una cena, e il ricavato verrà usato per pagare da mangiare a chi abbisogna; ma è il concetto che mi urta. Io salterei direttamente la fase "cena", per limitarmi a una colletta e versarla direttamente nelle tasche di qualche ente apposita. Altrimenti cos'è, fai del bene solo se - letteralmente - ci mangi anche tu? Non sei forse in grado di donare senza "acquistare" qualcosa? Sicuramente una cosa del genere, infatti, attira molte persone in più di una semplice "raccolta fondi", ma questo mi dà da pensare. Idem per le manifestazioni più "scanzonate", tipo l'aperitivo sociale, o cose del genere. Vengo a una festa, praticamente, pago, bevo qualcosa, e ah sì, ora che ci penso, a fine serata, ho pagato il Martini 6 euro anzichè 5 perché, detratto il costo della bottiglia, un paio di euri in più volano nel conto in banca di un bisognoso. Però quanti vanno a detto aperitivo con l'intento di donare, di fare del bene, e quanti per divertirsi e basta? E magari, quanti ancora a divertirsi e basta "perché fa tendenza", magari, per poter dire "io dono all'Africa"?

A volte, temo molta gente. Il mio è pregiudizio, dico la verità. Molte volte ho incontrato buffoni e sbruffoni vari, arricchiti figli di papà, annoiati dalla vita, che sfogano detta noia nel dono al barbone e nell'atteggiamento da bravi samaritani. Moltissime volte ho incontrato paradossi umani, gente che si fregiava di dire che "se ho dieci euro li dò a un barbone, mi siedo lì e ascolto la sua storia", ed era la stessa gente che, vedendoti girare con un'onesta ed innocente maglia dei Bathory, magari ti dà pure del satanista e ti schifa. Magari non ti parla o dice in giro che sei satanico, oppure pazzo, o aggressivo, con quella merda che ascolti. Pace e bene da una parte, tanta merda dall'altra.

Dunque, la mia esperienza con la "scena" genovese del centro sociale mi ha portato a diffidare. Forse è un po' l'indole del ligure in generale, che tende a restare chiuso nel suo mondo, e a sua volta diffida: il genovese da centro sociale, evidentemente, vive solo delle sue cause, per le quali muore, ma si rifiuta di accettare qualcosa di esterno (tipo i Bathory o il culto del Necronomicon). Sarà. Premesso quindi questo mio disappunto verso i presunti comunistelli, gli alternativi dell'ultimo minuto, gli animalisti con le giacche di pelle e (soprattutto) i presunti informati (ricordo di aver cooperato, una volta, con Indymedia Genova: alcuni miei articoli "inrformativi" su questioni note ma non notissime, per intenderci un qualcosa tipo "dove finisce l'otto per mille", ma non così scontato, vennero bollati come "inutile spazzatura", mentre articolotti scritti dai soliti noti, sui soliti "Berlusconi ladro e puttaniere", privi di referenze e affini, diventano bestseller), e ri-premesso che, esclusi questi poser della sinistra, approvo quest'orientamento, possiamo tornare a Macao.

Appunto, Macao.  Spero sinceramente che questi individui non caschino nelle trappole dell'aperitivo sociale e dello snobismo chic che diventa ostentata alternatività, ma rimangano fedeli alla linea (grazie Lindo) e soprattutto alle loro premesse: recuperare spazi. Spero che non combinino cazzate e non si perdano, diluendo iniziative ed idee intelligenti in un mare di pattume, e spero che non diano così adito, ai giornali, di scrivere bestialità. D'altronde, coi tempi che corrono (ma anche prima), i quotidiani nazionali e i telegiornali non aspettano altro che poter rincorrere i "giovani dei centri sociali", nuovo misterioso nemico, che nella mente degli anziani si figurano simili ai mostruosi Black Bloc, individui pericolosi e cupi, forse integralisti islamici, disposti ad aggredire a mattonate l'onesto pizzicagnolo che torna dal lavoro. Ricordo, quand'ero più giovane, che mia mamma mi proibiva di girare con la felpa col cappuccio su, perché "se no ti prendono per un BB e ti picchiano". Va bene che mia mamma faceva lo stesso discorso anche per la maglietta dei Sarcòfago, e anche per qualsiasi maglietta, in effetti, ed in effetti lo fa ancora adesso, ma questo è comunque indicativo.

Grazie ad astute campagne disinformatorie, luoghi che possono essere oggettivamente ricettacolo di idee, di scambio di vedute politiche, di dialogo, di spazio per i giovani creativi (quando, sottolineo, tutte queste cose sono vere, e con vere intendo "animate da dentro", e non solo frutto di atteggiamento o noia sociale, quando vuoi donare per il gusto di donare, per fare del bene disinteressato, non per sentirti una persona migliore rispetto al tuo vicino) passano invece come misteriosi bunker, dove individui fricchettoni e forse drogati (cit.) pianificano attentati in stile BR contro l'umanità civile. "Si segue la pista dei centri sociali", quante volte l'abbiamo sentito? Per cosa? Per spalare merda. E per cadere in atteggiamenti luridi e meschini, che portano poi al ridicolo.
Qualche settimana fa, rientravo a casa, verso le tre di mattina, dopo una sera con gli amici; poco distante da casa, un auto accosta, mi domandano informazioni: è un gruppetto di giovani, dall'accento direi marchigiani o laziali. Mi chiedono indicazioni per il centro sociale "Pinelli", praticamente dall'altra parte della città; dopo aver loro goffamente spiegato come raggiungerlo (Essendo così lontano era difficile trovare indicazioni; peraltro, il Pinelli sorge in una zona abbastanza isolata e perciò priva di punti di riferimento facili), mi ringraziano e ripartono, nella speranza di arrivare in tempo (ne dubito, poveretti) all'evento cui volevano presenziare. E mi specificano: qualcuno ci ha detto di passare di qua.

Qualche cane sicuramente, che sentendo "centro sociale" vi ha spediti al diavolo.

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