lunedì 28 maggio 2012

Fare i fighi coi cinesi.

Comunque ero via, nel caso non abbiate notato.
La domanda è: c'è qualcuno che legge o sto parlando a vanvera, verso una parete, verso il vuoto, verso il web puro e infinito? 

"Figliolo, una volta qui erano tutti siti in html". Dirò così a mio figlio quando gli spiegherò "cos'è internet". Poi gli proibirò di aprire account su qualsiasi sito popolare ricco di minorenni in perizoma con autoscatto nel cesso. Per principio. Anche se le foto sono succintissime e ricche di interessi. Rivoglio internet come una volta, coi siti in html brutti, le gif animate orrende ogni cinque passi, le pagine lente da caricare e i dialer che ti collegano in Bangladesh. 

Comunque, dicevo, se ci siete battete un colpo, o segnalate il blog ad amici e parenti, che mi diverto. A parte questo ero via, l'altro giorno era il mio compleanno e perciò ho perso tempo a festeggiare e a fare il bello in giro. Fra le tante cose, essendo il mio compleanno, mi sono anche guadagnato qualche regalo. Nella fattispecie, mia zia m'ha regalato un vasetto di salsa piccante. 
Ora, non tutti sanno che io sono un grande estimatore e consumatore di cose piccanti. Anche e soprattutto quando sono estreme e fanno malissimo. Ma il rovescio della medaglia di questo abuso gastronomico è semplice: non sento più i gusti forti. Da tempo. Da anni, infatti, perché io senta un gusto piccante ci vuole qualcosa di inimmaginabile, qualcosa da 10'000 scovilli o più (la scala scovilli è la scala che valuta la piccantezza delle cose; sicuramente non lo sapevate, e non avevo voglia di dire "eh non lo sapete vergogna", quindi non polemizzo e vi istruisco io). Qualche anno fa realizzai una salsa micidiale, la "Melta sauce" (con un riferimento alle munizioni di tipo Melta utilizzate in Warhammer 40'000, cioè delle specie di proiettili di plasma / magma fuso), con un paio di tubi di harissa nordafricana, diverse manciate di peperoncino secco calabro, più 'nduja, aglio secco e pomodoro secco. Ecco, quella era gustosa.

Ma solo quella, per dire. Ad oggi mastico pasta di rafano come snack (come Jean Reno in Wasabi) e non soffro più per nulla; mia zia, appunto, mi ha regalato questa salsa, purtroppo leggerissima. Ed io stesso, oggi, per finire di festeggiare, sono andato a comprarmi altra salsa piccante, in cerca di qualcosa di veramente estremo. Così sono finito in un alimentari etnico (odio questa definizione, mi suona razzista; per dire, anche a New York il negozio che vende mortadella e parmigiano è un negozio etnico), specializzato in prodotti orientali, africani e sudamericani, e ho comprato una pasta chili, fatta in Perù, convinto dal nome. "Carajo". Gli eventuali iberofoni della Spagna del nord o del Sudamerica capiranno cosa vuol dire. E leggendo lo slogan "Picante como el carajo", insomma, uno pensa chissà che. Ed invece niente, un chili da poco, appena saporito. Per mia mamma immangiabile, ma insomma, lei riteneva immangiabile anche il mio chili fatto a mano (che effettivamente era gustoso). 

Tutto questo ha un'origine drammatica, come i superpoteri di Wolverine. Anzi, di Deadpool. Anni fa, una mia ex fidanzata aveva una cesta di peperoncini calabri freschi, probabilmente di Diamante o di altre zone estreme. Io, per fare il bellissimo ed impressionarla, ne addentai uno, crudo, così, a secco. 
Ovviamente, nel raggio di un paio di secondi stavo inveendo contro ogni tipologia conosciuta di entità venerabile, soffrendo atrocemente e piangendo. Ed ovviamente, sovrappensiero per il dolore, mi pulii pure gli occhi dalle lacrime con le mani impregnate di peperoncini. Dopo altri pochi, interminabili, dolorosi secondi, avevo due occhi grossi come due melanzane. Mi ripresi ore dopo, ma dopo questo battesimo di fuoco - letteralmente - persi ogni sensibilità al piccante, diventando anche leggendario fra gli amici, tipo fenomeno da baraccone, "vieni a vedere il pazzo che mangia peperoncini crudi!". Tipo Homer Simpson col chili. 

Il record fu impressionare un ragazzo cinese, qualche tempo fa, mettendo qualcosa come un paio di cm abbondanti di wasabi su una minuscola pallina di sushi, e mangiare tutto, senza battere ciglio. Lui piangeva al posto mio, per quant'era impressionato. Io, invece, soffrivo dentro: non sentivo un tubo.

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