giovedì 10 maggio 2012

Divites quoque lacrimant (anche i ricchi piangono) (Critone e la cultura, parte II).

Stavo dicendo, qualche giorno fa, qualche cosetta sull'educazione; riparlandone con la mia fidanzata ci siamo riattaccati ad un altro discorso, quello della gente coi soldi che li investe male, cioè la conclusione (cupa) del ragionamento sulle abitudini mondiali. Anche se "ragionamento" è una parola a sproposito.

Come toponomastica. Dai, che parola è "toponomastica"; ok, dal greco, scienza che studia il nome del luogo. Che poi in realtà è anche una bella disciplina; il libro di toponomastica fu il più interessante (e comprensibile) del micidiale esame di geografia che dovetti sostenere una volta, esame che mi fece letteralmente uscire pazzo, una volta o l'altra vi racconto. Comunque, toponomastica è una parola a sproposito, per definizione, è tipo l'arma contundente delle parole. Immaginati di girare in un vicolo buio, ti si avvicina uno di soppiatto e urla "Toponomastica! O la borsa o la vita!", e già così ti partono due tre coronarie, solo per l'urlo iniziale. 

Comunque sia; durante la discussione, lei ha notato che, probabilmente, se effettivamente non esistono più i Cletus ignoranti che non sanno manco dove si trovano, sicuramente degli "ignoranti" privi di cultura esistono. E sono, presumibilmente, quelle persone che, essendo dotate di mezzi di una qualcerta importanza, possono "permettersi" di vivere nel divertimento puro e nell'ignoranza, senza la "preoccupazione", per dir così, di dover studiare per garantirsi un'esistenza dignitosa. Quali, ad esempio, il mio ricco conoscente che ho già citato; cosa questa assai buffa, poichè rovescia gli schemi: non è più il "povero" ad essere ignorante, ma il ricco. Caro Critone, non trovi che questo sia un interessante rovesciamento della situazione?

Effettivamente, il connubio "ricco e ignorante" sembra funzionare; non a caso, anche nell'immaginario popolare, spesso, abbiamo la figura del "bifolco arricchito", magari imprenditore o simili, in realtà rozzo come una vanga. Diceva sempre mia nonna che uno deve "ricordarsi da dov'è venuto", prima di fare figuracce. Difatti, ciò che è ancora peggio di questa tipologia di persone sono i loro figli, discendenti di una generazione di burini che, a loro volta, diventeranno burini al quadro, quando non peggio. Anche su questo ho qualcosa da dire (coincidenza...).

L'altro giorno, per puro caso, stavo sfogliando alcune pagine Facebook senza alcun motivo particolare, rimbalzando di amico in amico visualizzando (quando possibile) i profili personali di persone che conosco ma che non solo non ho aggiunto, ma che mi guardo bene dall'aggiungere, cercare o conoscere. Gira che ti rigira, sono finito nel mucchio di alcuni ex compagni delle medie, e da essi ad altre figure ancora; io frequentai le medie privatamente, in un istituto di suore: mia mamma era convinta che non solo avrei avuto un'educazione religiosa, ma anche che, visto il mio carattere difficile, sensibile e fortemente incline all'offesa per poco, sarebbe stato meglio un ambiente "controllato" e "sano", rispetto alle scuole pubbliche (dove probabilmente mi avrebbero mangiato vivo).

Purtroppo questo fu un errore fatale: non solo la frequentazione locale era un tripudio di bestemmie, volgarità, sconcezze e cattiverie assortite (non ho mai conosciuto una sola persona uscita da una scuola religiosa che non fosse minimo minimo atea, o comunque con qualche altro leggero squilibrio. Non che gli atei siano squilibrati eh, voglio dire, che non sia boh, avete capito. Era una perifrasi carina per non dire "non conosco nessuno che non bestemmi come un turco").

Comunque sia. Quando finii le medie (e solo sul capitolo "scuole medie" potrei versare fiumi di inchiostro, anzi, cancellare le lettere per consunzione da almeno cinque tastiere, per usare paragoni più idonei all'epoca digitalizzata) proseguii per ancora un paio d'anni la frequentazione con questi ambienti,  nella fattispecie perché continuai la formula della "vacanza comunitaria", che in fondo era piacevole. Si trattava, sostanzialmente, di andare, come si diceva una volta, "in colonia"; un paio di settimane in montagna, con suddette suore, a studiare inglese con insegnanti madrelingua vari e a fare escursioni cantando canzoni sulla bellezza di Gesù (e/o altre canzoni infauste da boyscout). L'idea sarebbe stata anche bella, se non fosse stata cupamente rovinata da molti episodi, che prima o poi racconterò.

Tutto questo cappello introduttivo per dire cosa; per dire che in queste vacanze ebbi la possibilità di conoscere una serie di persone (una peggio dell'altra) che facevano parte di questo tipico ambiente di suore: ragazzini rampolli di una società borghese medio-alta, ricchi, viziati, sgradevoli ed arroganti (conseguenza delle prime due caratteristiche), spesso volgari (nel parlare e negli atteggiamenti) ed effettivamente piuttosto ignoranti. Dunque proprio di costoro stavo esaminando il profilo Facebook, scoprendo le seguenti cose, con tristezza (tristezza non in senso metaforico-iperbolico, tristezza nel senso che m'è proprio venuto il magone):

-Chi era tamarro (anzi, tamarretto) alle medie, diciamo quelli che avevano il ciuffetto e le polo, oggi ha foto di se stesso in discoteca, abbracciato a qualche manza, ben ciuffettato e lampadato. Questo include anche i bulletti da poco dell'epoca.
-I pochi ragazzotti seri di allora sono ragazzotti seri anche adesso; uno in particolare s'è iscritto al Politecnico, e sembra impegnarsi duro. Non a caso, non era tamarro, e non lo è nemmeno nel vestire.
-Un altro baldo giovane è diventato marinaio; era piccino e simpatico, lo bullizzavano tutti perché era magro magro, adesso ha un fisicaccio. Bravo lui.
-Il ragazzetto bellissimo, ingenuo, leggermente effemminato nei tratti, pure lui bullizzato in quanto buono e sensibile è diventato modello fotografico e pittore. Che bella cosa.
-Ricordo in particolare un ragazzo di un'arroganza spaventosa; vantandosi della sua enorme disponibilità economica, mi segnalava - con cura - il suo possesso di numero ben DUE case a Limone Piemonte (nota località sciistica prediletta dai liguri, ndr) , mentre io, "pezzente", avevo solo dei parenti in Albaro, una "bidonville" (Albaro è il quartiere chic-residenziale di Genova, dove effettivamente abitava mia nonna. Costui, essendo di provincia - coincidenza - non sapeva dove fosse Albaro). Peraltro la sua vanteria venne fatta proprio davanti alle presunte autorità del campo, e anche su questo ci sarebbe da raccontare, ma lo faccio la prossima volta. Dicevo comunque che costui è riapparso su Facebook, e cosa fa? Giurisprudenza. La facoltà dove si schiantano al 25% gli appassionati di legge motivati, al 25% quelli che ci credono e al 50% i figli di papi potenti con studi legali e/o notarili. Tipo costui, bello nel suo ciuffone alla Justin Bieber, bello nelle sue foto col calice di spumante, o tipo il ricco di cui a inizio post.

Bella gente i ricchi. O Critone, penso che tu abbia ragione, i ricchi sono i nuovi ignoranti. Tornerò sul pezzo, comunque.

Nessun commento:

Posta un commento