venerdì 25 maggio 2012

Coprite le tette su Rolling Stone

Tanto tempo fa, quand'ero giovane e bello, iniziai come tanti giovani appassionati di musica - o meglio, che iniziavano ad appassionarsi di musica - a comprare dei giornali di genere, per documentarmi e saperne di più. Quel tipo di cose che poi smetti di fare quasi immediatamente, quando capisci che l'antifona di recensioni positive e negative è influenzata tantissimo da denari, giri di interessi, soldi vari, ma anche dalla qualità di redattori e giornalisti: capita spesso, specie nelle riviste musicali, che una redazione locale tenti di scimmiottare (spesso goffamente) le tendenze di un'altra zona. Del tipo che a Londra fanno tendeza certe cose e le redazioni americane (o europee) le propongano anche nei rispettivi paesi, con scarsi risultati. 

Comunque sia, cominciai comprando qualche numero di Metal Hammer e di Rolling Stone. All'epoca, mi ricordo, tante cose non erano inflazionate; ad esempio, in copertina su MH c'erano i Dimmu Borgir, che all'epoca valevano ancora la spesa di venti euro per un dischetto. E su Rolling Stone c'era Manson (mi pare), che invece all'epoca già cadeva verso il declino (che, se andiamo vedendo, per lui è cominciato dal '99, visto che dopo il live album ha iniziato sinceramente a fare un po' pena, musicalmente parlando). A quei tempi (back in my days) le redazioni dei rispettivi giornali (specie quella di RS) vivevano ancora dell'essere fenomeno di nicchia e soprattutto fenomeno nuovo (MH meno); mi ricordo che, quando sfoggiavo la mia borsa a tracolla di RS (in omaggio), era veramente la novità del millennio.

La cosa che però mi ha spinto a dire due parole su questi argomenti è un ricordo che m'è ritornato in mente un paio di settimane fa, mentre ero a Padova e m'è passato davanti un bianco con un afro disumano (come si chiamano i bianchi con l'afro? Wafro? Tipo "White + Afro"?). Alla vista, pensai: "perdio, devo farmi quella pettinatura", anche e soprattutto perché i capelli ricci li ho, gonfi pure, tanti anche, quindi insomma, è tutta questione di pettine. Ma poi oh, sticazzi, troppo lavoro. Un giorno, quando sarò potentissimo, avrò un parrucchiere privato che ci penserà. Fino ad allora ciccia.

Comunque il tizio con l'afro mi aveva fatto tornare in mente il mio primo numero di RS (che forse era anche il primo italiano, non ricordo bene), dove lessi un buffo servizio sulle pettinature da rock, fra cui ciuffone alla Elvis (vulgo: pompadour), afro, mullet, taglio a spazzola da marine, cresta punk e non so cos'altro. Mi ricordo che all'epoca tutto questo mi sembrava lontanissimo e, ovviamente, superaffascinante. Nello stesso giornale (non ricordo se su quel numero, ripeto), c'era (e questa è la ciccia dell'articolo) un servizio su una qualche coniglietta di Playboy, o una qualche modella softcore (non ricordo), o comunque una qualche ragazza che una volta tirava fuori le nudità e adesso no (classica cosa tipo "intervistiamo la ex modella degli anni 70 mettendo delle foto allora ed oggi"). Ora, come avrete presente, RS ha un formato di stampa leggermente più largo dell'A4; una sua pagina è più meno un A4 con qualche centimetro in più. Su una di queste, in questo servizio, c'era una pagina (una eh, non una doppia pagina tipo Playboy) con una foto frontale di costei, nuda, seduta tipo a gambe incrociate (con un'astuta angolazione delle ginocchia, in modo da poter vedere quello che tutti vogliono vedere - ma non troppo), braccia forse dietro la testa (noto trucco per tirare su le tette). Insomma, niente di straodinario.

Mi ricordo però che mia mamma (che aveva il bisogno sistematico di controllare ogni cosa che facesse il suo bambino, cosa che, avrete capito, fa anche adesso) perquisì la copia di RS appena comprata; alla vista della strapagnona nuda, decise prontamente di piegare a metà la pagina incriminata e di chiuderla con graffette e morsini vari, di fatto censurandola e censurando il grosso del servizio (era tipo l'unica foto di nudo). Questo perché "ero piccolo", e non potevo "vedere sconcezze alla mia età". 

Avevo probabilmente quindici anni. Molte cose si spiegano.

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